Parlare di sicurezza non significa spaventare i bambini: significa allenarli a riconoscere situazioni strane e a reagire con frasi semplici, chiare, ripetibili. Un po’ come quando insegniamo a guardare prima di attraversare: non è ansia, è prevenzione.
Autonomia e sicurezza nei primi anni di vita: proteggere non significa spaventare
La cosa più importante da ricordare è questa: un bambino non è mai nei guai per aver detto la verità.
Deve sentirlo con chiarezza, perché chi prova a oltrepassare i confini spesso usa proprio la paura, la confusione o il senso di colpa.
Le 8 regole da insegnare a tuo figlio:
- Un adulto non chiede mai aiuto a un bambino.
Gli adulti chiedono aiuto ad altri adulti. Una delle scuse più comuni per avvicinare un bambino è proprio quella del “cucciolo smarrito” – mi aiuti a ritrovare il cane? oppure anche con “vuoi una caramella? vuoi un gelato?” - Se mi sento a disagio non devo essere gentile.
Questa è una regola potentissima: la sicurezza viene prima dell’educazione. Se qualcosa non convince, posso dire NO, posso andare via, posso cercare un adulto “sicuro”. - I segreti che fanno paura si raccontano sempre.
Ai bambini possiamo spiegare che le sorprese sono belle (un regalo), mentre i “segreti brutti” fanno stare male e vanno raccontati ai genitori o a una maestra. - Se qualcuno dice “non dirlo a nessuno”, è proprio il momento di dirlo a qualcuno.
Questa frase è un campanello d’allarme. Non è un patto da rispettare: è un segnale per chiedere aiuto. - Se ho paura non urlo solo “Aiuto!”. Urlo una frase chiara.
“Aiuto!” può essere scambiato per gioco. Una frase precisa attiva subito l’attenzione:
“QUESTO NON È IL MIO PAPÀ!” (o “Questa non è mia mamma!”). - Non mi avvicino alle macchine, anche se mi chiedono un’informazione.
La distanza è sicurezza: mi lascia spazio per scappare e chiedere aiuto. In ogni caso, per nessuna ragione si sale in auto con qualcuno, anche se la scusa sembra plausibile (per esempio: “la mamma è in ospedale”). - In famiglia abbiamo una parola segreta.
Se qualcuno dice “mamma mi manda”, io chiedo la parola segreta. Se non la sa, non vado e cerco aiuto. - Se il mio corpo dice NO, mi fido.
Se sento disagio, anche senza saperlo spiegare, mi allontano e cerco un adulto sicuro (una mamma con bambini, una persona con una divisa, un negoziante).
Oltre le regole: 10 consigli pratici per i genitori (che fanno la differenza)
Le regole funzionano ancora meglio se, come adulti, curiamo linguaggio, abitudini e allenamento. Ecco alcuni accorgimenti concreti da inserire nella quotidianità.
1) Evitare il termine “sconosciuto”
Questo termine può confondere il bambino: vede i genitori parlare con persone che “non conoscono” (un vicino, un corriere, un commesso). Meglio parlare di comportamenti sicuri e non sicuri: “Se un adulto ti chiede aiuto, ti propone un segreto, ti fa allontanare, allora non va bene”.
2) Se sono abbastanza grandi per muoversi senza di voi, mai da soli
Incoraggiateli a spostarsi in compagnia di un amico e a non dividersi. Non è “paranoia”: è una regola di prudenza facile da rispettare.
3) Quando c’è pericolo, le regole cambiano
Spiegate che se si sentono in pericolo possono fare rumore, urlare, attirare attenzione, persino far cadere oggetti in un negozio. E soprattutto: non saranno puniti, anche se poi era un falso allarme.
4) Si chiede sempre a mamma e papà prima di andare via con qualcuno
Anche se è un parente o una persona “conosciuta”. La regola non è “non fidarti di nessuno”, ma: prima si verifica sempre con i genitori.
5) Se un’auto accosta e prova ad attaccare bottone: cambiare direzione
Un suggerimento poco intuitivo ma utile: camminare nella direzione opposta a quella dell’auto rende più difficile essere seguiti. In ogni caso: mai avvicinarsi e mai salire.
6) Non dare nulla per scontato nei luoghi affollati
Dire “vai alle casse se ti perdi” spesso non basta. Meglio fare una prova: “Se siamo in un supermercato, sai arrivare alle casse da solo?” Allenate il percorso insieme.
7) Allenarsi a riconoscere gli adulti “sicuri”
Non basta dire “chiedi aiuto”: aiutateli a individuare chi cercare davvero. Per esempio: una mamma con bambini, una persona con una divisa, un negoziante.
8) Dai 5 anni: cognome e numero di telefono a memoria
È una competenza di sicurezza importantissima. Potete trasformarla in un gioco: “ripetiamolo come una filastrocca”.
9) Parti del corpo private: regola chiara e semplice
Spiegate che le parti coperte dal costume da bagno sono private e nessuno (adulto, parente, insegnante) può toccarle. E che se qualcosa li ha messi a disagio, devono dirlo subito.
10) Se un adulto chiede un segreto, si racconta
I bambini non sono i confidenti degli adulti. Ripetere questo concetto con calma, più volte, li aiuta a riconoscere una dinamica sbagliata senza sentirsi in colpa.
Ribadiamolo: un bambino non è mai nei guai per aver detto la verità.
Se ha urlato “per niente”, se ha capito male, se si è spaventato: va bene così. Perché la sicurezza passa anche da qui: sentirsi liberi di chiedere aiuto.




