Nichi Vendola: i diritti sulla paternità

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Nichi Vendola maternità surrogata

La notizia del momento è sicuramente la paternità di Nichi Vendola: in un panorama decisamente “caldo” sul versante delle unioni civili e dei diritti riconoscibili ai genitori omosessuali, il fatto che un leader politico italiano sia divenuto padre – per mezzo della maternità surrogata – non passa di certo inosservato.
E, anzi, si presta come caso di studio per analizzare quali diritti potrebbe vantare oggi come oggi un omosessuale che diviene padre.

Nichi Vendola, leader di SEL, è diventato padre il 27 febbraio scorso, quando in una clinica americana è venuto al mondo Tobia Antonio, nato da una madre surrogata (una donna indonesiana con passaporto americano); per la legge americana il bimbo è figlio di Nichi Vendola e del suo compagno, Eddy Testa, padre biologico del bimbo.

Per quanto riguarda la burocrazia dell’anagrafe italiana, vista la particolare situazione giuridica in merito del nostro Paese, le coppie tendono a denunciare solo il padre genetico sull’atto di nascita americana, di modo da favorire la trascrizione in Italia. Se, dunque, in Italia non ci dovrebbero essere grosse difficoltà per il padre biologico (Eddy Testa in questo caso), i problemi sorgono per Nichi Vendola che, agli occhi della legge italiana, non è nessuno per il bimbo.

Per garantire, almeno in parte, i diritti di padre di Nichi Vendola, potrebbero ricorrere agli strumenti di diritto privato e, in particolare, all’istituto di tutore con poteri di rappresentanza. Soluzione che, comunque, è precaria nella misura in cui il padre biologico potrebbe sempre revocare il potere e che, nel caso di morte di Testa, non garantirebbe automaticamente diritti a Nichi Vendola.

Un’altra strada da percorrere potrebbe essere quella della stepchild adoption che, in alcuni casi, viene riconosciuta anche alle coppie gay, sempre su discrezione del giudice. La via più ardua sarebbe quella di procedere alla iscrizione di entrambi i padri sul certificato di nascita in California, sperando nella trascrizione dell’atto in Italia, cosa che finora è successa in un paio di casi e che, sicuramente, rappresentano un significativo precedente.

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