Sono tua madre

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Sono la voce che hai sentito tuffata in acque tiepide. Sono il sole arancione attraverso la pelle e poi il buio quando una mano restava posata sul pancione. Sono quella mano, che aspettava i tuoi moti ondosi e ogni volta era una forma primitiva di abbraccio.

Sono il palmo accanto ai tuoi sonni, sulla tua testa, su quel carillon che non basta mai. Sono miei gli ultimi baci nella notte, quando già dormi e non senti, quando crescendo dirai “non mi hai salutato”: e invece torno sempre. Io passo sempre a darti l’ultima bocca della giornata, anche se dormi, anche se non lo sai.

Sono stata infinite questioni su come fare, dall’allattarti ai viaggi ai giochi. E sono stata milioni di silenzi che hai riempito di suoni, di parole, e adesso sei tu quello delle domande.

Sono la prima spiaggia quando arrivi in questo mondo, quando ti adagiano e scosto il lenzuolo che t’avvolge perché sia un piccolo cielo su di noi, e – sotto – siamo carne addosso, viva e lenta.

Sono l’orgoglio in quelle corsie d’ospedale, tenerti nei miei primi passi da madre era come camminare in punta di piedi sul cuore. Sono l’orecchio attento del musicista che riconosce subito le note di una canzone.

Sono la tua venerazione in quegli occhi che mi succhiano e sembra che posso starci dentro tutta intera.

E poi se ne vanno, cominciano a fare il giro del loro mondo, a sondare quello dei grandi. Ma i miei rimangono accesi comunque. Anche quando non vedi, anche quando si annebbiano in qualche contesa.

Sono quella che ti insegna ciò che ti sembra tutto e poi si sposta un po’ per lasciarti guardare da te, per lasciarti prendere il tuo pezzo di strada, di prospettiva sulle cose. Sono gli sbuffi e a volte anche un grido, il rimprovero dove so o credo che sbagli. Sono ginocchia su cui tornare per fare pace.

Sono quella che arriva tardi agli spettacoli e si sbraccia dal fondo, dietro le file di altre più puntuali e, pure, sono sempre in prima fila.

Sono quella col cuore bucato: da cui un pensiero esce sempre, sempre un desiderio. Tu.

Sono tua madre e sono stata la ragazza che scoprirai in un vecchio album di fotografie stupendoti. Che guarderai dicendo: mi somigliavi. Oppure no. E ti sorprenderai a pensare che sono stata giovane anch’io. Che sono nata tanto prima di te, eppure per te siamo nati insieme.

Sono solo questo, eppure mi sembra moltissimo: sono una donna inesatta, rapita dalla vita e mai più tornata indietro.

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