Scuole chiuse: è davvero vacanza per i bimbi?

Scuole chiuse: sono davvero vacanze per i bimbi?

Gli scolari e studenti delle scuole primaria e secondaria hanno già sentito il suono della loro ultima (e tanto attesa) campanella, così come i piccoli alla scuola dell’infanzia. Per tutti, quindi, è tempo di vacanze, vacanze e vacanze o forse meglio di centri ricreativi in oratorio per molti, campus estivi per tanti altri e diverse altre attività proposte da centri sportivi per far trascorrere l’estate in città, prima che mamma e papà riescano finalmente ad andare in ferie.

E poi, una volta arrivati al mare, eccoci pronti con l’animazione, i tornei e tutte le attività che lo staff del villaggio propone, mentre per i più piccini non mancheranno i baby club e le loro educatrici a riempire le loro giornate. Riusciamo ancora ad avere il coraggio di chiamarle vacanze?

Spazio dedicato alla noia: ai bambini fa bene

Forse no e, secondo gli esperti, potrebbe essere un male: nella ricerca (a volte spasmodica) di impiegare proficuamente tutto il tempo a disposizione dei nostri ragazzi con attività formative e creative abbiamo piano piano eliminato lo spazio dedicato alla noia.

Eppure, la noia è una grande maestra per i nostri figli: chi di noi non ricorda quali idee, quali spunti siano nati dai lunghi pomeriggi della nostra infanzia? Non aver nulla da fare è un motore unico per sviluppare la creatività dei bambini, ma anche per aver tempo per rendersi conto di quello che piace e di quello che non piace fare, per fermarsi a contemplare la vita, per assaporarne la grandezza e non solo per vivere la giornata come un interminabile successione di impegni da portare a termine.

Ecco, quindi, per noi genitori che psicologi ed esperti ci suggeriscono di mettere nel planning di questa estate anche la giusta dose di noia: non riempite fittamente la giornata dei ragazzi, ma lasciamo dei momenti in cui siano loro a dedicare come “ingannare” il tempo, mettendo in gioco tutte le loro risorse creative ed inventive.

Valentina
Valentina

Laureata in Giurisprudenza, nutro uno spiccato interesse verso il mondo che ci circonda. Non ricordo cosa mi ha fatto sollevare il velo di Maya (la maternità, la maturità o il caso?) e scoprire l’importanza del mondo bio: ne è nata una passione, che da allora non si è più sopita e si è tradotta in attenzione alla qualità, provenienza e genuinità di tutto quanto passa sulla mia strada. Mamma, idealista ed ecologista, queste forse le tre parole che meglio mi descrivono.

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