Quando, da bambine, ci hanno insegnato la vergogna

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Qualche giorno fa, mia figlia mi ha detto di provare vergogna. Faceva riferimento ad una caduta dal monopattino forse, ma, a dire il vero, non lo ricordo precisamente. Quello che ha riempito i miei pensieri, come pure il nostro dialogo, è stato altro.

“Bisogna vergognarsi solo se si fa del male. Se si commette un’azione cattiva. Per tutte le altre cose, non ci deve essere spazio per la vergogna”. Le ho detto.

Non so se condividiate questo pensiero, ma credo che bisogna far capire ai bambini, in vista degli adulti che diventeranno, in quali stanze della loro mente e del loro cuore, mettere sentimenti ed emozioni non sempre semplici e chiari da accettare e comprendere.

Ciascuno di noi trasmette ai propri figli, inevitabilmente, l’educazione che ha ricevuto e le esperienze vissute.

E dico inevitabilmente perché non sempre ne siamo entusiasti. E proprio su ciò che non ci ha convito, o che riteniamo ci abbiamo danneggiato, facciamo maggiore attenzione.

Chi ha ricevuto un’educazione troppo severa, rigida, cerca di essere più comprensivo. Chi ha patito l’assenza dei genitori, cerca di essere presente il più possibile. Solo per fare degli esempi.

È per questo che, spesso, tra noi mamme (e papà) non ci capiamo, addirittura ci attacchiamo.

Tra la lavoratrice indefessa che svilisce la casalinga o il papà giocherellone che compatisce quello autoritario.

Non ci capiamo perché veniamo da strade diverse, come figli, e in qualità di mamme e papà vogliamo battere i percorsi che crediamo essere più sereni.

È questo che ho pensato quando con mia figlia mi parlava di vergogna. Ho pensato a quante bambine e ragazze della mia generazione siano state educate (non necessariamente dai genitori ma dal mondo nel quale si viveva) a vergognarsi perché non erano coerenti con il disegno che era stato imbastito per loro. Non entravano in certi abiti, in certe aspettative e questo non le faceva vivere serenamente.

Vogliamo parlare di certi sguardo addosso che, anziché far provare vergogna a chi li indirizzava, la faceva provare a noi? O della quantità delle nostre relazioni, di cui bisognava tenere il conto, per evitare di eccedere, a differenza dei nostri compagni?

Lo so, molte di voi staranno pensando che a loro non è successo. Eppure io sono sicura al 100% che la vergogna sia un sentimento che a noi bambine, ragazze e donne, è stato sapientemente propinato, soprattutto a sproposito, e senza che molte ne siano tutt’ora consapevoli.

Ed è per questo, e a maggior ragione perché ho due bimbe, che voglio mettere in chiaro le cose da subito

In quale stanza, del loro cuore e della loro mente, trovare il posto per la vergogna. Solo quando non siano fedeli a loro stesse, o qualora dovessero fare del male agli altri, deliberatamente.

In tutti gli altri casi, mi auguro che sempre meno ragazze provino, a sproposito, la vergogna ma che siano libere e comode nei propri panni. Anche, e soprattutto, se non sono quelli che altri hanno convenuto per loro.


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http://statodigraziaachi.com/

L’autrice in parole telegrafiche: Donna, stop. Annata 1977, stop. Razza Caucasica, come direbbero in un poliziesco americano, stop. Status pro-tempore Pugliese prestata alla Regione Lombardia, stop.

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