Nasce in Canada il primo bambino con identità indefinita

È il primo caso al mondo e sta sollevando, come è ovvio, un’infinità di polemiche.

Il sesso del bambino non è definito

Lo scorso novembre in Canada è venuto al mondo il primo bambino di “identità indefinita” per volere della madre transgender. Il nome della donna è Kory Doty ed è un “gender queer”: in altre parole non si identifica né con il genere maschile né con quello femminile perché sta ancora compiendo il passaggio verso il cambiamento di sesso.

Searyl Doty è di identità indefinita

In attesa di diventare uomo a tutti gli effetti,  Kory Doty ha messo in atto delle strategie per preservare il futuro di suo figlio (come il parto in casa), un maschietto di nome Searyl Doty. Il piccolo, infatti, per volere della madre, sulla sua carta di riconoscimento è identificato come di genere indefinito (unknown). Questo per far sì che il bambino sia lasciato libero di scegliere in totale autonomia se essere uomo o donna, una volta raggiunta l’età adulta. La madre infatti ha dichiarato: “Spetta a Searyl decidere come identificarsi. Non ho intenzione di precludere la sua scelta sulla base di un controllo dei genitali“.

13 commenti

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  1. Penso sia sbagliato.qualsiasi sia il suo sesso.femmina o maschio deciderà da grande se restare se stesso o cambiare.un gesto folle da parte della madre .non può dare per scontato che suo figlio sia come lei..poi ognuno fa quel che vuole chiaro…ma siamo qui per dare un giudizio

  2. Le cose gravi siano bel altre. È solo una scritta in un documento. Lei non farà altro che assecondare la natura del figlio, non i contrario. Quindi credo che si voglia pompare a forza una notizia inesistente

  3. Perché chi ha un sesso ben definito sul certificato di nascita non avrà in futuro la libertà di scegliere la propria sessualità? Questo non è garantire delle libertà al proprio figlio ma usare il proprio figlio per rimarcare dei principi strettamente personali…quando non ce n’è proprio bisogno!!
    Questa persona deve imparare a fare il genitore e non portare avanti la propria lotta attraverso il bambino.