Paracetamolo in gravidanza: meglio fare attenzione

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Una nuova ricerca pubblicata su Nature mette in allerta le donne gestanti dall’utilizzo smodato di paracetamolo durante la gravidanza, per il rischio di danni al feto dal punto di vista dello sviluppo neurologico e fisiologico.

Lo studio, condotto da circa cento scienziati, è il risultato della raccolta di ben venticinque anni di dati e ricerche. Tra le patologie più comuni emergerebbero disturbi del comportamento e del linguaggio, nonché disfunzioni a livello dell’apparato urogenitale maschile e problemi di sviluppo ovarico.

Paracetamolo in gravidanza: lo studio che mette in allerta le donne incinte

Un interessante ricerca prodotta sulla rivista scientifica Nature e condotta da un centinaio di scienziati ha messo in evidenza la correlazione tra problemi fisici, neurologici e di crescita del feto e l’assunzione del paracetamolo da parte delle donne incinte.
La ricerca è il risultato di ben 25 anni di studi a campione, che hanno mostrato un rapporto piuttosto evidente tra alcune patologie sia del feto che dei bambini e l’assunzione della molecola con effetto antidolorifico e antipiretico.

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Dalle ricerche è emerso che dosi costanti di paracetamolo assunte in gravidanza può interrompere lo sviluppo del feto, causando disfunzioni dell’apparato urinario e ovarico con conseguente rischio di infertilità nei maschi.
Sono state inoltre riscontrati disturbi del linguaggio e del comportamento, seppur lievi, di cui soffrirebbero i bambini le cui madri hanno assunto dosi importanti del farmaco.

Paracetamolo in gravidanza: come trovare il giusto equilibrio

Gli scienziati autori dello studio hanno cercato di dare anche delle linee guida per l’assunzione del farmaco da parte delle donne in gravidanza: l’uso è raccomandato per il più breve tempo possibile e nella dose minima ritenuta efficace.
Dunque l’obiettivo è ottenere il massimo risultato con il minimo pregiudizio per il feto e per la gravidanza.
Lo studio, infatti, mostra come le principali disfunzionalità dei feti e dei nascituri si verificassero a seguito di assunzione lunghe e continuative nel tempo del farmaco, per circa due settimane con dosi anche piuttosto elevate.

Farebbe la differenza inoltre anche il momento in cui viene assunto il farmaco: alcune fasi della gravidanza, infatti, sembrano essere meno compatibili con il principio attivo rispetto ad altre; a questo proposito, sarebbero proprio le prime settimane quelle in cui l’utilizzo del farmaco è meno consigliato.
Si consideri, comunque, che il paracetamolo è una molecola non indispensabile per la guarigione da infezioni virali o batteriche, essendo un farmaco che ha un effetto antipiretico e antidolorifico, senza che a ciò si unisca un’effetto antiinfiammatorio o antivirale.

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