Neonato macedone cardiopatico salvato all’ospedale di Milano: era stato giudicato inoperabile ovunque

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È successo in provincia di Milano, al Policlinico San Donato: lieto fine per un bambino macedone di poco meno di tre mesi, affetto da una sindrome cardiaca non rispondente ai farmaci e che sembrava essere impossibile da operare.

Una patologia che è stata giudicata inoperabile

Il piccolo Andrei, bambino macedone di 80 giorni di vita, è stato giudicato come inoperabile da diversi ospedali e cliniche della Macedonia e d’Europa in quanto soffre di una particolare sindrome cardiaca chiamata Wolff Parkinson White, e che non stava rispondendo ai farmaci.
In pratica il suo cuore batteva a ritmi insostenibili per un bambino così piccolo.
I suoi genitori, Milko e Sara, non si sono persi d’animo e finalmente sono riusciti a imbattersi in una clinica che, diagnosticata correttamente la patologia e la sua risoluzione, ha indicato come un’equipe specializzata di cardiologi avrebbero potuto salvare il loro bambino nonostante fosse un caso complesso.
Sono stati diversi i centri che i genitori hanno tentato di contattare in tutta Europa, finché non hanno incontrato il professore Carlo Pappone, responsabile dell’unità operativa di aritomologia presente al Policlinico San Donato.

L’intervento che ha potuto salvare la vita al piccolo Andrei

Grazie all’equipe medica del professor Pappone è stato possibile operare il bambino al cuore  mediante l’utilizzo di piccolissime sonde idonee alle dimensioni del bambino: in questo modo, sfruttando la circolazione venosa e arteriosa, è stato possibile mappare e ablare le tre vie respiratorie atrioventricolari che contraddistinguono questa patologia, risolvendola.

In pochi giorni, il piccolo Andrei è potuto tornare con i propri genitori in Macedonia.
“È stata la provvidenza ad ispirare le mie mani” ha dichiarato il professor Pappone, visibilmente commosso: nonostante l’impresa sembrasse impossibile, la preparazione scientifica dell’equipe ha avuto successo e questo avvenimento ha potuto rendere non solo felice la famiglia, bensì anche render orgogliosi i medici che hanno affrontato l’operazione.

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