Mamme che chiedono Aiuto

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Mamme che chiedono aiuto

Avete presente quando vi dicono: Non appena diventi mamma, chiedi aiuto; Se hai bisogno di qualcosa, non farti scrupolo, chiedi sempre una mano; Mamme, fatevi aiutare!” ?

Ecco, io avrei due osservazioni su questa frase:

1) A chi lo chiedo, questo aiuto? Perché, se ci fosse davvero qualche volenteroso, non aspetterebbe l’ SOS.

2) Una volta chiesto, trovato un povero martire pronto all’operazione, Mamma ti aiuto io, sappiate che sarete voi a dover aiutare lui.

Non so se capita anche a voi, ma a me, l’aiuto, si ritorce spesso contro. Diventa un continuo alternarsi di frasi come: Dove sta questo, dove sta quell’altro. Dove prendo l’acqua. Che faccio, lo porto il biberon. Come la vesto. A che ora torno. Puoi aprirmi il passeggino. Puoi chiudermi il passeggino. Il cappello lo porto, ma che faccio lo uso. Come si apre il cassetto.

Non mi riferisco a gente estranea, o a domande davvero importanti. Anche di fronte alla giacca ad un palmo dal naso, mi viene la fatta la domanda “Con cosa la posso coprire?”.  E’ una vera e propria dipendenza, hai voglia a stare di faccia nel computer, per fare capire che stai lavorando!

Alle volte, su due ore di aiuto, ci sono trenta minuti di domande o assistenza da parte mia. A sto punto, meglio di No. Grazie.

L’altro giorno, lo raccontavo a mio marito. Raccontavo del fatto che, se sono stanca morta, ed ho bisogno di dieci minuti di letto, chi mi aiuta è capace di farmi alzare dal letto, per rispondere a domande a distanza, buttate nell’etere, su temi già visti e rivisti. Probabilmente per essere più sicuri di far bene. Per essere più tranquilli e sereni. Per carità, capisco, ma i dieci minuti di letto si vanno a fare benedire, perché comincio a fare su e giù tra la camera di mia figlia e la camera da letto.

Mio marito mi dava ragione. Capiva il mio punto di vista. La stanchezza. Poi, prende nostra figlia per cambiarla ed io vado in bagno. Il tempo di girare la chiave nella toppa, e sento i suoi passi dirigersi verso il bagno. Fremo. Scaccio via quel pensiero. Ma è lui, con la bimba in braccio, è sicuro! Faccia contro la porta, mi chiede come vestire la piccola. Apro la porta, gli rispondo nel merito, e poi gli faccio notare che ha messo in pratica il comportamento che avevo appena criticato. Ci si fa una risata, per carità!

Il punto è che una mamma, non si riposa manco quando l’aiutano. Ti riposi, forse, se sei a chilometri di distanza dai tuoi figli, e dal sedicente aiutante. Purché, ovviamente, non ci sia una linea telefonica di mezzo, a cui appendere una domanda retorica. Una domanda a cui, l’aiutante, saprebbe come rispondere, ma, visto che ci sei tu disponibile, preferisce fartela. Una domanda che si intromette fra l’aiuto ed il tuo riposo.

A questo punto, vi chiedo, non è meglio far da sole, certe volte?


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http://statodigraziaachi.com/

L’autrice in parole telegrafiche: Donna, stop. Annata 1977, stop. Razza Caucasica, come direbbero in un poliziesco americano, stop. Status pro-tempore Pugliese prestata alla Regione Lombardia, stop.

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