La sindrome del bambino vulnerabile: quando la debolezza è negli occhi di chi guarda

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La sindrome del bambino vulnerabile è spesso connessa ai nati prematuri e si concretizza nelle conseguenze che la paura di perdere il bambino può avere su come i genitori si rapportano al proprio figlio. E’ ancora poco nota in Italia ma questa sindrome ha cominciato ad essere analizzata anche dai ricercatori italiani.

I primi studi sulla “sindrome del bambino vulnerabile”

Le prime ricerche in merito alla cosiddetta “sindrome del bambino vulnerabile” ebbero luogo nei primi anni ’60 del secolo scorso grazie all’impegno di alcuni pediatri americani, che descrissero tale situazione come quella di bambini che pur non dovendosi confrontare con problemi legati al loro essere nati prima del termine, venivano visti dai propri genitori come soggetti fragili e da tutelare. Alcuni studi sono anche arrivati, nel corso del tempo, a mettere nero su bianco come questa sindrome possa manifestarsi anche nei comportamenti dei genitori che pur non avendo dovuto affrontare un parto prematuro, non hanno superato lo stress del parto.

Tendenzialmente si tratta di una sindrome connessa ad un evento realmente traumatico e complesso come può essere una nascita prematura, che porta il genitore a vedere il proprio figlio come sempre fragile e bisognoso di cure anche ad anni di distanza, quando magari tutto questo non è necessario. Questo comporta che alla fine il bambino possa iniziare a sentirsi davvero fragile e bisognoso di cure continue e che quindi si ritrovi, inconsapevolmente, a mutare il proprio comportamento nel quotidiano.

Quali sono gli effetti della “sindrome del bambino vulnerabile”?

Ma quali sono le conseguenze di questa sindrome su un bambino? In realtà possono essere di diverso tipo: si va da difficoltà legate al sonno e al metabolismo a problematiche di natura psicosomatica e a quelle di tipo psichico, consistenti ad esempio in una difficoltà ad esprimere quelle che sono le proprie emozioni: quest’ultimo aspetto si concretizza anche in una ridotta capacità di gestire la rabbia e più in generale le emozioni negative. Inoltre il bambino potrebbe decidere di vivere una vita “da malato” oppure arrivare a veri e propri atti di ribellione contro le troppe attenzioni dei genitori.

Va poi messo in luce come molti studi abbiano mostrato che questa sindrome ha effetti anche sui genitori e in particolare sulle madri, che si ritrovano a vivere in un perenne stato d’ansia e di angoscia. Basti pensare che alcuni studi hanno dimostrato come questa sindrome abbia colpito genitori che si erano ritrovati a fare i conti non con una nascita prematura, ma solo con esami che avevano evidenziato la presenza di un soffio benigno al cuore del nascituro. Cosa fare quindi per evitare questa sindrome? Gli esperti invitano i medici a istruire per tempo i genitori ed in particolare le madri, facendo loro capire che aver vissuto un momento critico alla nascita non pregiudica assolutamente la vita del proprio bambino.

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