La scatola dei baci per i momenti di nostalgia

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La scatola dei baci: ecco un’idea tratta da un libro per rendere più sopportabile il distacco nel momento in cui i bambini devono affrontare i primi giorni di scuola materna o il ritorno al nido. Cos’è esattamente e da dove viene l’idea?

Un’idea da un libro: Zeb e la scorta di baci

L’origine della scatola dei baci viene dalla narrativa per bambini e in particolare da un libro illustrato intitolato “Zeb e la scorta di baci”, scritto da Michel Gay per le edizioni Babalibri. La storia narra di una piccola zebra che per la prima volta deve staccarsi dai genitori per andare in vacanza con un gruppetto di amici. I suoi genitori gli preparano una scatola speciale, piena di foglietti con baci stampati dalle labbra di mamma e papà da tirare fuori nei momenti più tristi. Con questo stratagemma il piccolo Zeb riesce a superare i momenti di angoscia, a ricordarsi dell’affetto dei suoi genitori che lo aspettano a casa e anche a condividere questi gettoni di affetto con i suoi compagni d’avventura. Il messaggio che la storia vuole trasmettere è che il distacco e la mancanza della famiglia si vince attraverso la condivisione con gli amici proprio di ciò che si ha di più caro.

Una scorta di baci personalizzata

Ogni mamma può realizzare a casa una scatola di baci per il suo bambino da portare a scuola nei primi giorni e da aprire nei momenti di malinconia. Il distacco, infatti, non è facile da affrontare per i più piccoli e l’idea della scorta dei baci può rivelarsi molto utile in una crisi di pianto per far sentire al bambino l’amore dei suoi genitori, anche se in quel momento sono lontani. Per preparare una scorta di baci, ogni mamma può acquistare una bella scatola, tagliare tanti foglietti o cartoncini di colore bianco o comunque chiaro e stampare su di ognuno un bel bacio con il rossetto. Con diverse tonalità di rossetto si può anche variare il colore ai baci per rendere ogni foglietto un po’ speciale. Si tratta di un’idea originale da condividere con altre mamme e, perché no, anche da suggerire come progetto di ambientamento nei nidi e nelle materne.

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