In aula con il bebè: la deputata britannica difende i diritti delle donne

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La deputata laburista britannica Stella Creasy si è presentata alla Camera dei Comuni con il figlio neonato, per sottolineare le difficoltà quotidiane delle lavoratrici con prole.



Al lavoro con il bebè

L’iniziativa della giovane deputata ha portato alla ribalta un problema piuttosto diffuso ma ancora lontano dalla soluzione: il divieto assoluto di presentarsi nei palazzi istituzionali con i neonati. Le conseguenze di non poter andare al lavoro con i bimbi le conoscono purtroppo tantissime mamme, difficoltà nei permessi, orari del figlio stravolti, obbligo di baby-sitter con annesso esborso finanziario tanto per elencarne alcuni.

Le preoccupazioni di essere madre all’interno del mondo del lavoro si sono acuite nell’anno della pandemia. E’ stato calcolato che nel nostro paese addirittura nel 77% delle coppie che hanno avuto un figlio nel 2020 le madri sono state costrette a dimettersi dall’impiego. Dati confermati nell’inattività: quando arrivano dei piccoli quella delle donne aumenta mentre quella degli uomini diminuisce.

Stella Creasy difende i diritti di tutte le madri

Con il suo gesto eclatante la deputata laburista ha evidenziato le problematiche delle mamme lavoratrici, per lei la maternità non deve rappresentare un impedimento all’attività lavorativa. La presenza del suo bebè nel Parlamento britannico le ha causato uno scontro verbale con il deputato conservatore Jacob Rees-Mogg.

La Creasy ha invitato il collega ad incontrare una delegazione per assicurare il rispetto delle leggi sul congedo parentale all’interno dell’aula istituzionale. Rees-Mogg, dal canto suo, ha affermato che le leggi attualmente in vigore sono perfettamente allineate alla legge e non danneggiano le madri.

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La denuncia sollevata da Stella allarga comunque il problema a tutte le donne che hanno partorito da poco, non potendo portare i figli al lavoro sono obbligate ad assumere baby-sitter o a soluzioni che in ogni caso danneggiano il rapporto con il neonato.

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