Essere un bambino, oggi, è difficile.

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Senti un colpo di tosse. Un nasino chiuso. Vedi degli occhietti rossi. La faccia stanca. Un naso che cola. Ti sembra di sentire un respiro affannoso, durante la notte.

Essere un bambino, oggi, è difficile.

Essere un bambino, oggi, vuol dire essere un sorvegliato speciale. Vuol dire essere guardato con sospetto. Da un estraneo come da una mamma o da un papà amorevoli, ma molto preoccupati.

Il clima di terrore, che cresce esponenzialmente agli interventi di opinionisti di ogni genere, ci fa essere perennamene sul chi va là.

Quel colpo di tosse, cosa sarà? Il cambio di stagione, l’impennata di temperature rigide o il clima impazzito?

Lo starnuto è l’avvisaglia di un normale raffreddamento o un sintomo covid?

E chi ha mischiato chi? La sorella, il compagno di banco, l’educatrice, il giocattolaio all’angolo?

Facciamo il tampone? La dottoressa risponde? In quale ospedale devo andare?

Non possiamo uscire, non possiamo invitare, non possiamo andare in piscina. Ma, aspetta: quando è stata l’ultima volta che siamo usciti e ci siamo ritrovate in luoghi affollati o abbiamo invitato qualcuno a casa o siamo andati in piscina?

Essere una mamma o un papà, oggi, è essere catapultati all’inverno scorso. Un inferno. Paura, per loro, per noi, per i soggetti fragili con i quali abbiamo rapporti. Memoria, mai abbastanza fresca, per poter ricostruire azioni, spostamenti, relazioni.

E loro, i bambini, cosa pensano?

Cosa c’è dietro ai loro sguardi, ai loro sorrisi?

Ieri, mia figlia mi ha sentito parlare del coronavirus: Mamma, dai, non parliamo sempre di cose tristi.

Dobbiamo fare attenzione a non esporli ai telegiornali, alle trasmissioni, ai discorsi fra noi adulti, perché ascoltano, anche quando sembrano distratti, elaborano, e, sì, si rattristano anche loro.

Cosa succede dentro di loro?

Quelli che avevano cominciato la scuola l’anno scorso, quelli che si sono visti interrompere la routine fatta di lezioni, insegnanti e amici. Quelli che conoscono il prima ed il dopo Covid e quelli che hanno iniziato la scuola quest’anno, coloro che pensano mascherina, igienizzante e distanziammo essere una prassi scolastica dalla notte dei tempi.

Quelli che hanno visto i parenti andare in ospedale o venire a mancare. Quelli che hanno visto i genitori perdere il lavoro Quelli che hanno visto gli insegnanti piangere in classe.

Loro che, nonostante tutto questo, sono capaci di pensare ad altro, di parlare di cose belle. Che ci dicono Questo maledetto virus passerà.

Senti un colpo di tosse. Un nasino chiuso. Vedi degli occhietti rossi. La faccia stanca. Un naso che cola. Ti sembra di sentire un respiro affannoso, durante la notte.

Essere un bambino, oggi, è difficile.

Non ci rimanere che fare del nostro meglio. Aspettare. Sperare.


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http://statodigraziaachi.com/

L’autrice in parole telegrafiche: Donna, stop. Annata 1977, stop. Razza Caucasica, come direbbero in un poliziesco americano, stop. Status pro-tempore Pugliese prestata alla Regione Lombardia, stop.

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