Asili nido e Coronavirus: oltre 3000 bambini in meno

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silvia.migl@peppereppe.com'

Asili nido: gli effetti del Covid-19 si sono fatti sentire anche nel settore educativo dell’infanzia, in cui le stime contano oltre 3000 bambini in meno, rispetto agli anni precedenti.

I dati si riferiscono alle strutture convenzionate della Capitale, con una situazione molto diversa da quella che contava lunghe liste di attesa, soprattutto per le famiglie con bimbi di età compresa tra i 3 e i 12 mesi.

Genitori a casa e paura dei contagi: i numeri in breve

A determinare un numero così basso di iscrizioni negli asili nido, a partire dal prossimo 1 settembre, è una serie di concause la cui molla è stata fatta scattare dalla pandemia di Coronavirus.

Come spiega Carmela Langella, Presidente di un asilo convenzionato sito in zona Cinecittà, a Roma, le iscrizioni alle strutture, che si svolgono normalmente nei mesi di marzo e aprile, hanno subito un forte calo, poiché in pieno lockdown.

I genitori dei bimbi erano molto spaventati, in particolare dalla possibilità di contagio all’interno delle classi, e in molti hanno preferito tenere i propri figli a casa. Dei 52 posti disponibili, attualmente, solamente 33 sono stati occupati; alla diserzione nelle iscrizioni agli asili nido ha contribuito il fatto che molti genitori, rimasti disoccupati, hanno scelto di rimanere accanto ai propri figli. Altre strutture convenzionate della Capitale hanno registrato un notevole calo delle iscrizioni, anche se tanti nuclei familiari hanno deciso di affidarsi a queste categorie di asili nido, piuttosto che rivolgersi a quelli statali.

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Inoltre, gli open day, organizzati come di consueto ogni anno, non hanno avuto luogo, con il risultato di far slittare, o addirittura annullare, molte iscrizioni.

A fronte di questa situazione, una delle sfide più grandi, dal punto di vista organizzativo e di bilancio, sarà quella di riuscire a mantenere intatto l’organico, con le minori entrate derivanti dal calo delle iscrizioni.
Sarà comunque assicurato il rapporto di un educatore ogni sette bambini, come previsto dalla legge Mattia.

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