Storia dell’incubatrice: la salvezza di migliaia di neonati prematuri

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Nell’ultimo secolo e mezzo la medicina ha fatto davvero passi da gigante, in tutti i campi, compresi quelli dell’Ostetricia e della Neonatologia. Ecco un’interessante articolo sulle incubatrici per neonati: la loro nascita e la loro evoluzione nel tempo.

Dai pulcini all’incubatrice

Sebbene esistesse già un tipo di culla riscaldata, ancora nella seconda metà dell’Ottocento per i neonati prematuri non esisteva alcun tipo di cura che ne garantisse la sopravvivenza. Il medico francese Stéphane Tarnier, considerato un luminare in campo ostetrico, ebbe per primo l’idea di inventare un’incubatrice per i bimbi nati troppo presto.

Mentre si trovava in visita a un collega, Tarnier vide che questi utilizzava una strana scatola riscaldata per tenere in caldo le uova di uccelli esotici, e gli venne in mente che quello potesse essere un buon sistema per tenere al caldo i neonati prematuri, che soffrivano spesso di ipotermia, e se ne fece costruire una adatta ai bambini. Fu così che nacque la prima incubatrice, dotata di pareti di legno isolate e di un vano dove inserire bottiglie di acqua calda per tenere al caldo il piccolo.

prima incubatrice neonati

Uno spettacolo per salvare molte vite

Come tutte le novità, anche l’incubatrice incontrò molta diffidenza, all’inizio della sua “carriera”. Fu grazie a Budin, un allievo di Tarnier, che si diffuse in tutto il mondo, permettendo di salvare molte vite.

Budin, forse su consiglio di un suo allievo, Martin Couney, accettò di esporre l’incubatrice all’Esposizione Universale di Berlino del 1896. Da qui, sempre grazie a Couney, l’incubatrice approdò a Coney Island, dove divenne una vera e propria attrazione.

Nel luogo dove in seguito sarebbe sorto il famoso Luna Park, i nati prematuri venivano “messi in mostra”, all’interno delle incubatrici, e i visitatori pagavano un biglietto per vederli: era un vero e proprio reparto ospedaliero “aperto al pubblico”, finanziato con i proventi ricavati dalla vendita dei biglietti, dove centinaia di genitori (si stima che da queste incubatrici siano passati circa 8.000 bambini, e che almeno 6.500 siano sopravvissuti), portavano i loro bimbi nati pretermine nella speranza di salvare loro la vita.

L’approccio di Couney, sebbene poco ortodosso, contribuì alla diffusione di questo importante strumento salvavita, che ancora oggi troviamo nei nostri ospedali.

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Commenti

  • Una volta si mettevano nella ovatta vicino alla mamma. Per questo anche i bimbi che nascono a termine, hanno bisogno di sentire il calore del corpo, altrimenti piangono.

    Margherita Quercia Margherita Quercia 6 luglio 2017 14:03 Rispondi
  • Noi 13 anni fa abbiamo avuto il nostro terzogenito nato di 7 mesi pesava 1kg 500g.Era piccolissimo abbiamo sofferto inizialmente perché comunque doveva stare in incubatrice mangiava col sondino e tante altre visite .La cosa che ci dava forza era vedere questa creaturina giorno per giorno come si attaccava alla vita il percorso è stato lungo però la fede ci ha aiutato e ci aiuta tutti i giorni .Oggi Rocco ha 13 anni è un ragazzone fa sport scuola e sano.Forza genitori che vi trovate in questa prova coraggio.Auguri.

    Sonya Franco Battagliesi Sonya Franco Battagliesi 6 luglio 2017 20:49 Rispondi
    • Anche il mio scricciolo è nato settimino a Marzo di quest’anno e grazie a Dio è sanissimo. Ho visto quello che fanno in TIN per questi esserini ed è veramente qualcosa di spettacolare.

      Michela Brunetti Michela Brunetti 6 luglio 2017 22:55 Rispondi

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