Parto in acqua: pro e contro

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Quando si avvicina il momento del parto, la domanda che alcune mamme si pongono è: in quale modalità partorire? Parliamo di alcune mamme perché la maggior parte pensa di dover partorire solo nel modo tradizionale, ovvero sdraiate supine nel lettino in sala parto. Fortunatamente non è così: in molti ospedali si può scegliere come dare alla luce il proprio piccolo. Uno di questi modi, da oltre 30 anni, è il parto in acqua. Effettuato per la prima volta in Francia da Michel Odent, oggi questo modo di partorire sta diventando sempre più richiesto. Il perché si spiega con una serie di vantaggi che il parto in acqua offre sia alla mamma che al bambino.

Vediamo quindi nel dettaglio perché scegliere il parto in acqua, quali sono i vantaggi ed eventualmente quali le controindicazioni, quando vi si può ricorrere e quando, al contrario, è sconsigliato.

Pro:

I pro del parto in acqua sono tanti. In primis il fatto che la mamma ha un’ampia possibilità di movimento. All’interno della vasca, che dovrebbe avere una profondità compresa tra i 50 e i 70 cm, la donna può scegliere di effettuare la parte finale del travaglio o entrare e uscire durante tutta la sua durata; naturalmente se si decide di partorire in acqua, una volta iniziata la fase espulsiva non si può cambiare idea. Nell’acqua il peso della pancia viene avvertito meno, ma soprattutto, l’acqua tiepida aiuta a rilassare la muscolatura e questo è un punto cruciale. Infatti col parto in acqua, generalmente si avverte meno il dolore e si gestisce meglio la fase espulsiva, quindi diminuisce nettamente il rischio di subire un’episiotomia o di ricevere dei punti di sutura. Il bambino ha una nascita decisamente meno traumatica e viene al mondo in un’atmosfera intima, di stretto contatto con la madre.

Contro:

Uno dei contro più spesso sollevati al parto in acqua è il rischio di infezioni assieme a quello di annegamento. Ora, per quanto riguarda le infezioni, se si partorisce in una struttura sanitaria a norma, il rischio è praticamente a zero. Per quanto concerne invece il rischio d’annegamento del neonato, questo appare davvero un contro infondato, in quanto alla nascita il neonato ha ancora un forte riflesso apneico, quindi non inala l’acqua, se non in rarissimi casi. Inoltre l’ostetrica sorregge il piccolo e ne mette subito il capo fuori dall’acqua.

Il parto in acqua non va comunque effettuato se si soffre di determinate patologie, come la gestosi o se la gravidanza è giudicata a rischio, in caso di parto podalico o bambino prematuro. In ogni caso saranno ginecologo e ostetrica a valutare assieme alla partoriente le possibilità di scelta più sicure.

 

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Travaglio e parto

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