Partorire in acqua: pro e contro

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Il parto in acqua è un tipo di parto, naturale, la cui caratteristica principale è quella di alleviare i dolori tipici del travaglio. Di origine russa, sperimentato per la prima volta dal medico Igor Tjarkowskij, e diffuso in Francia per merito del medico Michel Odent, il parto in acqua è oggi una pratica eseguita in molte strutture ospedaliere europee.

Ma come si esegue? La madre viene posta in una vasca in vetroresina abbastanza capiente (2×1,5 metri e profonda 80 cm) contenente acqua filtrata. Quest’ultima viene mantenuta, per tutto il tempo del parto, alla stessa temperatura (37 C°) e sostituita continuamente per garantire un perfetto stato di pulizia.

Il parto può essere effettuato in due modi differenti. Un primo modo consiste nel restare immersi il solo tempo del travaglio dando alla luce il piccolo fuori dalla vasca. L’altro modo è invece più completo, perché sia il travaglio che il parto avvengono in acqua. Ci si può immergere sia prima che avvenga il travaglio ma anche a travaglio iniziato, quando la madre ha una dilatazione di almeno 3 cm. Qualunque sia il tipo di parto in acqua scelto esso deve sempre essere eseguito da personale altamente qualificato che monitori il battito cardiaco del bambino per tutto il tempo.

I benefici di questo tipo di pratica sono molteplici sia per la mamma che per il bambino. Nella madre l’acqua calda attenua il senso di dolore e il parto risulta meno stressante e più sereno. Il travaglio avviene in meno tempo e le contrazioni sono meno frequenti. In molti casi poi è possibile non praticare l’episiotomia, il tipico taglio vaginale. Per quanto concerne il bambino invece, lo stress tipico dell’espulsione viene attutito dalla presenza dell’acqua. L’espulsione è dunque più naturale perché il neonato passa da un liquido a un altro liquido, senza sbalzi termici. Soprattutto non respirando aria da subito non corre il rischio di introdurre germi fecali, causa di infezioni polmonari.

Tuttavia il parto in acqua non è consigliato a tutte le donne, almeno non a chi soffre di ipertensione arteriosa e a chi è affetto da Herpes. È sconsigliato anche nel caso di neonato podalico e nel caso di parto gemellare.
Inoltre occorre tener presente che questa tipologia di parto, nonostante i notevoli benefici apportati, non è esente da rischi. Potrebbe infatti comportare la presenza di infezioni sia per la madre che per il neonato, rischio però debellato dalla particolare attenzione rivolta alle cure igieniche. C’è poi l’eventualità che il bambino inali acqua, evento però raro in quanto il neonato subito dopo la nascita continua a respirare attraverso il cordone ombelicale. Potrebbero verificarsi anche casi di embolia, quando l’acqua interferisce con la circolazione sanguigna, ma si tratta fortunatamente di eventualità rare.

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Travaglio e parto

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