Partito il countdown: 4 settimane al parto

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Countdown parto 4 settimane

Mancano 4 settimane al parto: e adesso?!

Manca poco, davvero pochissimo: solo 4 settimane e ci incontreremo, strabuzzeremo gli occhi scrutandoci incuriositi come due qualsiasi individui che, malgrado l’estrema vicinanza, si scoprono e si esplorano per la prima volta.

Lo confesso: ho paura. Malgrado fino a qualche tempo fa ci sperassi, ora sono pienamente consapevole del contrario: non sono una super-eroina, ma come qualsiasi altra donna alla sua prima gravidanza mi appresto con timore a vivere un’esperienza incredibile e sconosciuta. Più che l’idea del dolore, mi spaventa affrontare ciò che non conosco e mi terrorizza, al contempo, il pensiero di non poter prevedere il mio comportamento né di poter fare una stima, quanto meno approssimativa, del mio livello di resistenza.

D’altra parte non riesco neppure a visualizzare me stessa in sala parto: quanto urlerò in attesa che tu faccia il tuo ingresso nel mondo? quale sollievo proverò nel vederti? Riuscirò immediatamente a occuparmi di te?

Continuano a ripetermi che tutto accadrà naturalmente, ma fatico a fidarmi di queste parole: a volte temo che non saprò neppure cambiarti il pannolino o tenerti in braccio nel modo giusto, temendo di poterti fare del male, di “rompere” la creatura più fragile e preziosa che abbia mai visto.

Cosa accadrà dopo il parto?

A parte le innumerevoli rappresentazioni cinematografiche e i racconti di altre donne (che non sai mai però fino a che punto siano attendibili) non ho la minima idea di cosa mi aspetti.

Certo ho letto, ho chiesto, mi sono informata: ma nulla sarà mai sufficiente a fornirmi un quadro esaustivo, credibile o vagamente confortante di ciò che vivrò. È come sapere in anticipo che andrai in crociera e che ci sarà un naufragio: dove avverrà? Come avverrà? Le scialuppe saranno sufficienti ad accoglierci tutti o dovremo sgomitare? Ci salveremo? Quanto durerà la paura? Quando sarà possibile tirare un sospiro di sollievo?

Il vero esame di maturità

Durante una siesta pomeridiana di qualche giorno fa, ho sussurrato a tuo padre (sperando forse che dormisse) che avevo paura, che l’incalzare del tempo e l’avvicinarsi del termine presunto mi spaventavano a morte e che lo avrei voluto al mio fianco.

Mi ha detto che questo sarà il mio vero esame di maturità, che non ci saranno commissioni a giudicarmi, ma solo un grande amore ad attendermi.

Così sarà.

Continuo a percorrere la strada che mi porta a te, senza valige pesanti o terribili fiocchi celesti al seguito, ma solo con le mani protese verso di te, che sei il futuro, che sei il mistero più dolce che mi abbia riservato il destino.

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