Essere mamme e papà: non persone migliori ma più innamorate

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Quell’odore meraviglioso, fra le pieghe del pigiamino. La culletta, il lettino sfatto, che sprigionano il profumo, l’armonia, la pace dell’infanzia. Quei vestitini da lavare, che li guardi, girare nell’obló della lavatrice, tra un peluche ed un altro.
Il visino che cambia, mese dopo mese. I capelli chiari, riccioluti come cherubini, che diventano lisci e scuri, nel giro di un annetto e quasi si fa fatica, nelle immagini scattate durante le vacanze, a riconoscerne le somiglianze.

Quegli occhi pronti a chiudersi, per nascondersi. I pugnetti stretti, con le braccia sopra la testa, come fosse un codice notturno, per tutti i bambini del mondo. I piedini che battono contro il pavimento, quando si arrabbiano, non vogliono, non capiscono, non si arrendono. Quell’insistenza tutta loro, perché sanno che è l’unico modo per averla vinta. I loro “wow”, “che bello”, “quando ero piccola”, “sono felice”, “ti voglio bene”. Semplice lettere, combinate in quel modo, e pronunciate da loro, assumono un sapore travolgente e devastante. Ti lasciano una sensazione di vibrante amore, che può procurarti solo un figlio.

Nulla ti stanca di più di fare il genitore. Nulla ti fa più male di una preoccupazione, ma anche di una semplice paura, di una proiezione che riguarda i tuoi figli. Nessuno ha la stessa capacità di sfiancarti, sfibrarti, esaurirti. Nessuno ti farà stare il cuore in pena come loro. Da quando ti svegli, di notte, per controllare che respirino, a quando rimani sveglio ad aspettarli.

Nello stesso modo, nessuno ti dà di più. Un amore così, una gioia cosi, una forza così, un punto di vista così. Diventare mamme o papà non vuole dire diventare persone migliori, ma implica la necessità di fare il massimo per i propri figli e ti dona la fortuna di avere una fonte di immensa gioia che, altrimenti, non puoi immaginare.

Diventare mamme o papà non vuol dire essere necessariamente più stanchi degli altri, ma certamente più innamorati. Vuol dire avere la fortuna di immagazzinare odori, profumi, sensazioni ed emozioni in grado, potenzialmente, di poter essere più felici sempre. Ogni giorno. Di trovare la forza di dire grazie, anche nei giorni più bui. Di cercare pezzetti di felicità in ogni angolo del giorno, anche dove non filtrano luci o speranze.

Essere mamme o papà, che tu abbia un figlio o dieci, vent’ anni o sessanta, che tu abbia un neonato o un diciottenne che dorme nella camera accanto, vuol dire provare l’emozione per un odore, anche quasi impercettibile, capace di farti provare tenerezza, in un attimo.

Un odore di pace, sicurezza, equilibrio che puoi trovare anche nella federa sgualcita di un cuscino, la mattina, nella quale schiacciare il viso, per trovare la felicità di cui hai bisogno. Anche oggi.

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