Covid: secondo uno studio nei prossimi due anni potrebbero venire alla luce ben 30mila neonati in meno

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Secondo quanto emerge dal Rapporto Annuale dell’Istat 2020, l’Italia post Covid-19 appare come una nazione fortemente provata e indebolita.

L’emergenza vissuta ha instillato nella maggior parte dei cittadini un grande senso di ansia e incertezze circa l’immediato futuro. Se da un lato la fase di lockdown ha ristabilito le priorità, considerando la famiglia come centro nevralgico degli affetti e dei valori in cui crediamo, dall’altro il desiderio delle giovani coppie di mettere al mondo dei figli si scontra con i dubbi riguardo all’avvenire a breve-medio termine.

La precarietà del lavoro, l’alto tasso di disoccupazione e le difficoltà delle donne a conciliare gli impegni familiari con quelli lavorativi, problemi da sempre presenti nel nostro paese, ora più che mai rappresentano gli ostacoli maggiori alla crescita demografica.

Natalità: indice vicino allo zero

La nostra nazione aveva un basso tasso di natalità già prima della pandemia (la media del numero di figli è 1,29); per i prossimi due anni si prevede un ulteriore decremento, circa 30.000 nati in meno, Questo dato non è dovuto alla mancanza di voglia di avere bambini da parte delle coppie, infatti ben il 46% di queste dichiara di desiderare due figli, ma piuttosto al clima d’instabilità economica causato dal coronavirus.

In questi mesi di forzato isolamento sono venuti alla luce anche le problematiche legate alla mancanza di strutture sufficienti ad accogliere i piccoli, soprattutto nella fascia 0-3 anni. Finora le risorse in grado di sopperire a tali lacune erano costituite dai nonni, gli stessi che in questo frangente hanno pagato il prezzo più alto; quasi l’85% delle vittime del covid riguarda la popolazione over 70.

Gli italiani e l’epidemia

Ma come si sono comportati gli italiani durante la quarantena? In base allo studio Istat sembrerebbe che siano stati ligi osservatori delle norme: distanziamento sociale, più attenzione per l’igiene, limitazione degli spostamenti e degli incontri con persone non appartenenti al proprio nucleo familiare.

Inoltre è risultato che hanno dedicato più tempo ai propri cari ed espresso fiducia verso le istituzioni soprattutto in ambito sanitario.