Caldo umido, 560 milioni di bambini esposti: i dati su ricreazione, scuola e spazi freschi

Lo studio sul caldo umido quantifica l’esposizione dei bambini. Ricerche e interventi locali mostrano il nodo di ricreazione, servizi estivi e spazi freschi.

Il caldo umido può restringere le ore disponibili per il gioco e rendere più complessa l’organizzazione di scuola e servizi estivi. Uno studio pubblicato su Science Advances, guidato dalla Vrije Universiteit Brussel, quantifica l’esposizione dei bambini tra 0 e 9 anni; ricerche svolte negli Stati Uniti e i dati sulle interruzioni scolastiche descrivono invece effetti osservati in contesti specifici. L’Organizzazione mondiale della sanità considera neonati e bambini piccoli tra le persone più vulnerabili al caldo estremo.

Caldo umido: i dati dello studio

31/08/2026

Lo studio Age-specific exposure to human-induced increases in humid heat stima che il riscaldamento causato dalle attività umane abbia aggiunto almeno 30 giorni all’anno di stress da caldo umido per circa 560 milioni di bambini fra 0 e 9 anni, il 43% della fascia d’età. Per circa 350 milioni di bambini l’esposizione raggiunge almeno 150 giorni ogni anno, cioè circa cinque mesi.

Nelle proiezioni della ricerca, con un riscaldamento globale di 1,5 °C sarebbero coinvolti circa 620 milioni di bambini; a 2 °C il numero salirebbe a circa 650 milioni. In quest’ultimo scenario, circa 420 milioni trascorrerebbero almeno cinque mesi nelle condizioni di caldo umido considerate dallo studio. L’espressione “lockdown climatico”, usata nel dibattito pubblico, indica proprio la riduzione delle occasioni di vita all’aperto nelle ore più calde, non una categoria scientifica della ricerca.

Ricreazione e attività all’aperto

Nelle giornate più calde il Ministero della Salute raccomanda di limitare le attività fisiche all’aperto tra le 11 e le 18. In 61 scuole elementari della contea di Maricopa, in Arizona, una ricerca ha rilevato modifiche alla ricreazione legate al caldo nel 93% degli istituti: in media sono durate tre settimane e mezzo. Le soluzioni adottate comprendevano lo spostamento al chiuso, la cancellazione, l’accorciamento o l’anticipo della pausa.

Un altro studio, condotto su 317 alunni di quarta e quinta elementare nell’area di Phoenix, ha rilevato emozioni positive più alte dopo la ricreazione all’aperto o in palestra rispetto a quella trascorsa in aula. Su scala internazionale, UNICEF stima che nel 2024 gli eventi climatici estremi abbiano interrotto la scuola di almeno 242 milioni di studenti in 85 Paesi; le ondate di calore hanno interessato circa 171 milioni di studenti.

Nidi, centri estivi e scuole: gli interventi locali

A Sassuolo il Comune ha varato un piano per rendere utilizzabili d’estate gli edifici scolastici e ha previsto che le attività dei centri estivi per i più piccoli si svolgano in ambienti adeguatamente climatizzati. A Scandiano il piano contro il caldo include condizionatori nei nidi e nei centri estivi, pale a soffitto nelle scuole dell’infanzia, nuova ombra urbana e la mappatura delle isole di calore.

L’amministrazione comunale di Milano riferisce di aver acquistato 609 condizionatori portatili, 1.817 ventilatori e 368 ombrelloni, rafforzando le zone d’ombra nei plessi e dando priorità a nidi e centri estivi. Tra gli spazi pubblici freschi, Bologna conta una rete di 28 luoghi gratuiti e Firenze ne ha mappati 53; a Roma cinema, biblioteche e altri spazi culturali climatizzati hanno accolto oltre 20.000 persone tra il 23 luglio e il 4 agosto durante un’iniziativa estiva.

Il nodo concreto per famiglie e scuole resta la disponibilità degli spazi: in Italia ci sono oltre 60.000 scuole, ma 4.457 risultano dotate di condizionamento, il 7,42%. Molti edifici scolastici sono stati costruiti prima del 1976, mentre nei servizi per l’infanzia la gestione delle ore calde richiede già ombra, ambienti rinfrescati e una diversa organizzazione delle attività.

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