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14/09/2026
Il bonus affitto per genitori separati o divorziati non è ancora disponibile: al 13 settembre 2026 non esiste una procedura per presentare la domanda. Il fondo è destinato a sostenere chi, dopo l’assegnazione della casa familiare di proprietà all’altro genitore, deve affrontare il costo di una nuova abitazione e ha figli fiscalmente a carico. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha anticipato i principali elementi della misura, ma l’iter necessario a rendere effettivo il contributo deve ancora concludersi.
Quanto vale il contributo per l’affitto
Il fondo ha una dotazione di 20 milioni di euro annui a decorrere dal 2026. Nell’orizzonte di bilancio 2026-2028 la quantificazione è pari a 60 milioni di euro, distribuiti in tre quote annuali da 20 milioni.
Secondo quanto delineato dal MIT, il sostegno dovrebbe coprire il 50% del canone di locazione, fino a un massimo di 6.000 euro all’anno per ciascun beneficiario. Il tetto annuale equivale a 500 euro al mese se calcolato su dodici mensilità, ma non indica un assegno fisso riconosciuto automaticamente. L’importo dipenderebbe dalla spesa di affitto sostenuta e dalle regole che saranno definite nel provvedimento attuativo.
Ad agosto il MIT ha stimato una platea potenziale complessiva di circa 15mila madri e padri. Nell’aggiornamento del 29 agosto il ministero ha invece indicato almeno 5mila possibili beneficiari nella prima fase.
I destinatari previsti e i requisiti anticipati
Il fondo si rivolge ai genitori separati o divorziati che non siano assegnatari dell’abitazione familiare di proprietà e abbiano almeno un figlio fiscalmente a carico fino al compimento dei 21 anni. La misura è pensata per chi deve trovare e pagare un’altra sistemazione abitativa dopo la separazione.
Tra i requisiti anticipati dal MIT potrebbero figurare un reddito annuo entro 35mila euro, calcolato sul reddito Irpef e non sull’Isee, e la titolarità di un regolare contratto di locazione per l’abitazione sulla quale si chiede il contributo.
Il ministero ha inoltre indicato la regolarità nei versamenti dell’assegno di mantenimento e l’assenza di altri immobili nella disponibilità del richiedente entro 50 chilometri dalla precedente casa familiare. Il contributo non dovrebbe essere cumulabile con altri aiuti pubblici riferiti allo stesso canone. Queste condizioni dovranno essere confermate e disciplinate nel testo definitivo.
Perché le domande non sono ancora aperte
La legge di Bilancio 2026 ha istituito il fondo e rinvia a un decreto del MIT, da adottare di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, la definizione dei criteri e delle modalità di erogazione. Il MIT ha comunicato di avere completato la norma e di aver trasmesso al MEF, il 29 agosto, la documentazione necessaria per lo sblocco delle risorse.
Solo dopo il completamento del passaggio amministrativo potranno essere pubblicati il decreto, le istruzioni e la procedura telematica. L’obiettivo indicato dal ministero è erogare i primi contributi entro la fine del 2026, ma le domande non sono ancora presentabili e non è disponibile un modulo ufficiale.
Per le famiglie interessate, il nodo concreto resta quindi lo sblocco del fondo e la successiva apertura della piattaforma online: da questi passaggi dipenderà l’accesso effettivo al sostegno.




