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07/10/2026
Un bambino ha chiamato il 113 dopo non essere riuscito a rientrare in casa: la madre non gli aveva aperto la porta. Per l’episodio, avvenuto a Verona nel settembre 2024, la donna è stata condannata con rito abbreviato a un anno e quattro mesi per abbandono di minore. La difesa contesta la ricostruzione dell’accusa, in particolare le due ore di attesa. La legale ha annunciato che presenterà appello dopo aver letto le motivazioni della sentenza.
La chiamata al 113 e l’intervento della polizia
I fatti risalgono al pomeriggio del 15 settembre 2024. Il bambino, che aveva 9 anni, era sceso nel giardino del condominio per giocare con alcuni amici. La madre lo controllava dal balcone. Secondo la ricostruzione dell’accusa, quando ha cercato di rientrare non è riuscito a entrare: avrebbe suonato più volte il campanello senza ottenere risposta. L’attesa, per gli investigatori, sarebbe durata circa due ore, prima che il bambino chiamasse il 113.
Una Volante della Questura è arrivata sul posto. Gli agenti hanno preso contatto con il bambino e citofonato alla madre, che ha aperto il portone permettendo al figlio di rientrare. Dopo gli accertamenti, i poliziotti hanno denunciato la donna con l’accusa di abbandono di minore. La madre avrebbe contestato agli agenti quella che considerava un’ingerenza ingiustificata nel rapporto con il figlio.
La difesa contesta la dinamica e la durata dell’attesa
La donna ha contestato fin dall’inizio il racconto del figlio. Secondo la legale, quel pomeriggio madre e bambino avrebbero litigato perché lui non voleva risalire in casa, nonostante i ripetuti inviti della donna. Il bambino avrebbe poi citofonato, ma la madre non gli avrebbe aperto. La difesa sostiene che lei avesse continuato a controllarlo dal balcone e contesta che lo avesse lasciato solo in strada.
Le versioni divergono anche sul tempo trascorso prima che la porta venisse aperta agli agenti. Per l’accusa il bambino sarebbe rimasto fuori per circa due ore; secondo la difesa, i poliziotti sarebbero riusciti a farsi aprire dopo circa mezz’ora. La contestazione riguarda quindi sia ciò che ha preceduto il tentativo di rientrare, sia la durata del mancato ingresso in casa.
La condanna e l’appello annunciato
La gup Paola Vacca ha condannato la madre a un anno e quattro mesi con rito abbreviato. La legale d’ufficio Alice Chiementin ha annunciato che presenterà ricorso in appello dopo il deposito delle motivazioni della sentenza, attese entro 60 giorni. L’appello non risulta ancora presentato. Resta centrale, nelle diverse ricostruzioni dell’episodio, il tempo trascorso tra il tentativo del bambino di rientrare e l’apertura del portone: circa due ore per l’accusa, circa mezz’ora secondo la difesa.




