Differenze tra avere più figli rispetto a uno solo

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A un certo punto, decidi di fare un altro figlio. Hai visto tutte quelle foto decisamente accattivanti di pargoli ancora piccoli che tengono in braccio fratellini neonati. Oppure per mano, crescendo. D’altronde hai tanta di quella roba che ti è costata tre o quattro stipendi, dal vestiario al passeggino, al lettino, a strumentazioni varie che “col primo non li ho usati, ma vedrai, col secondo…”

Ma il must, la spinta decisiva a riproporre al mondo un nuovo essere vivente è che vuoi dare un fratellino a tuo figlio: “Così giocano insieme”.

Di tutte le ragioni, credimi, questa è quella che più mi fa sorridere!

Ecco un breve compendio-guida sulle differenze tra avere un solo figlio e averne due o più, prima che tu decida davvero di abbandonare la pillola o bucare un preservativo, al netto di conteggi finanziari.

Un solo figlio

  • Ti alzi e se lui dorme sei libera: certo, non è che puoi programmare un viaggio alle Seychelles o una sessione di yoga, una manicure o tornartene a letto. I tempi sono sempre obbedienti alla legge della proporzione inversa: quanto più impegnativa o lunga sarà l’attività che intraprendi, tanto meno dormirà il bambino. Ma quello è: uno.
  • Hai solo lui da “sistemare” per fare cose tue: se riesci a occuparlo con qualche mezzo, cibo, dispositivo più o meno politically correct, avrai l’enorme gloria di uno spazio tuo.
  • Decidi tu perché sei il capo: quando è ancora piccolo, se vuoi uscire, lo porti con te. Se vuoi stare in casa, sta in casa con te. Se vuoi cucinare la pasta, cucini la pasta, se vuoi andare in quel preciso negozio, vai in quel preciso negozio.
  • Non devi mettere d’accordo nessuno: quando crescendo comincia a dire la sua (il che, in effetti, segna un’incredibile rivoluzione), scenderai a compromessi, forse, magari, a volte, sempre. In ogni caso: hai solo due teste da mettere d’accordo. Se cedi, vinci un chilo di pace.
  • Non devi sempre fare porzioni identiche di tutto, dalla pasta ai regali alle attenzioni.
  • Puoi dare tempo esclusivo senza negoziare con gli altri o col tuo bisogno di sopravvivenza.
  • Non hai da sedare liti: conseguenza dei tre punti precedenti quando mal eseguiti. Ma anche deliziosa variabile indipendente forse data da ragioni antropologiche: i fratelli litigano, devono assicurarsi il primato su ogni cosa, prima fra tutte il posto migliore nel cuore di mamma.
  • Una volta che lui si è ammalato, voi vi siete ammalati: hai finito il giro.

Più figli

  • Se un figlio dorme puoi star certa che gli altri si alzeranno per mangiarsi la tua ora libera.
  • Nessun gioco li metterà d’accordo tutti: vuoi perché di sesso diverso, vuoi perché di età differente. Vuoi perché ognuno ha i suoi gusti. Che tu pensi: bene, così non si rubano le cose. Ingenua!
  • Ogni gioco del fratello è più grande, più piccolo, più alto e più basso, insomma più bello del proprio: specifica al punto precedente.
  • Se un figlio vuole uscire gli altri rifiuteranno categoricamente di farlo. Se tutti sono d’accordo di uscire, ognuno imporrà una destinazione diversa. Il che vale dal parco giochi al supermercato all’ordine delle commissioni da fare.
  • Se un figlio è alla tv gli altri vorranno cambiare canale.
  • Se hai la proposta del secolo, solo un figlio ne sarà entusiasta.

Sono certa che me ne verranno in mente altre. Mi aspettano intere settimane di vacanza con tutti e tre al seguito.

Ma per non urtare l’animo dei più sensibili mi limito a questo. Sappiate comunque che in media due volte al mese riesco a vederli che giocano tutti e tre insieme: amorevolmente.

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Mi chiamo Maddalena Capra, ho tentato di convertire il mio cognome nel più affascinante Lebout sposando un francese (altrettanto affascinante) ma ho dovuto prendere miseramente atto che in Italia si utilizza sempre il cognome da nubile. Divido le giornate tra i miei 3 figli, un blog sentimentale, ironico e irriverente quanto me e altre forme di scrittura. In equilibrio precario ma felice. Credo: nei bambini, nel potere della parola, nelle gioie improvvise. La migliore cosa che mi sia mai detta da sola: “Il destino è una pagina scritta. Finché non scopri che puoi girarla. E che dietro è bianca.”

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