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19/09/2026
La Commissione europea ha presentato una proposta per rendere più sicuro l’uso di social, videogiochi, piattaforme video e chatbot da parte di bambini e ragazzi. Il testo introduce fasce d’età differenziate, strumenti di controllo per i genitori e nuovi obblighi per le piattaforme: non è ancora una norma definitiva, perché dovrà essere esaminato e adottato dal Parlamento europeo e dal Consiglio.
Che cosa cambierebbe in base all’età
La proposta prevede che i minori di 13 anni non possano accedere autonomamente ai social media. Tra i 3 e i 13 anni resterebbe possibile utilizzare servizi di condivisione video progettati appositamente per questa fascia d’età, attraverso account gestiti dai genitori. Il testo indica inoltre l’assenza di esposizione agli schermi sotto i 3 anni.
Per la fascia tra i 13 e i 15 anni sarebbe previsto un accesso con controllo parentale. I genitori o tutori potrebbero creare mini-account collegati al proprio profilo, con servizi adeguati all’età, contatti sociali limitati e un tempo di utilizzo che può arrivare fino a un’ora al giorno.
Dai 15 anni i ragazzi potrebbero aprire account autonomi, senza autorizzazione dei genitori. Le tutele di sicurezza, però, continuerebbero a riguardare gli utenti minorenni fino ai 18 anni.
Stop allo scroll infinito e profili più protetti
Le regole proposte si applicherebbero non solo ai social, ma anche a servizi video, videogiochi online, assistenti basati sull’intelligenza artificiale e chatbot rivolti agli under 18. Le piattaforme dovrebbero essere sicure fin dalla progettazione, invece di affidare la protezione soltanto alle impostazioni scelte dopo l’iscrizione.
- divieto dello scorrimento infinito e di funzioni pensate per creare dipendenza;
- stop alle notifiche push durante le ore di sonno e ai contatti non richiesti da estranei;
- profili privati per impostazione predefinita;
- geolocalizzazione, fotocamera e microfono disattivati all’inizio;
- strumenti semplici per bloccare utenti, gestire il tempo e modificare i sistemi di raccomandazione.
Il progetto punta anche a limitare i cosiddetti “rabbit holes”, cioè percorsi di contenuti suggeriti dagli algoritmi che possono portare progressivamente verso materiali dannosi. I sistemi di raccomandazione dovrebbero essere controllabili, modificabili e ripristinabili dagli utenti più giovani.
Verifica dell’età e chatbot di intelligenza artificiale
Per applicare i limiti anagrafici, la proposta introduce strumenti europei di verifica dell’età. In Italia il sistema dovrebbe essere integrato nell’app Io. La verifica dovrebbe utilizzare informazioni incrociate senza conservare documenti d’identità o dati biometrici; per gli account già esistenti sarebbero previsti controlli successivi.
Una parte specifica riguarda gli AI companion e i chatbot capaci di offrire consigli su salute mentale o crescita personale. Dovrebbero essere disattivati per impostazione predefinita e progettati per prevenire dipendenza emotiva e interazioni dannose. Se integrati in social o videogiochi, non potrebbero attivarsi automaticamente né essere collocati in cima ai contatti di un minore.
Per le piattaforme online di grandi dimensioni, il testo rovescia l’onere della prova: sarebbero i fornitori a dover dimostrare che i servizi sono sicuri e adeguati all’età. La proposta avvia ora il percorso legislativo europeo, dal quale dipenderanno tempi, forma finale delle regole e modalità concrete di applicazione.




