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09/09/2026
Una docente salernitana di 33 anni, alla prima gravidanza e al sesto mese, ha ricevuto un appuntamento per un’ecografia morfologica presso l’Asl di Salerno a gennaio 2027. Una data che, secondo quanto segnalato all’Associazione Italia, arriverebbe quando la donna avrà già dato alla luce il bambino.
La 33enne si è rivolta all’associazione per chiedere tutela e, nel frattempo, riferisce di aver scelto strutture private per effettuare l’accertamento durante la gravidanza. La vicenda mette al centro la distanza tra il momento in cui è stata richiesta la prestazione e la disponibilità indicata nella prenotazione.
La richiesta durante il sesto mese
La paziente aveva chiesto di prenotare l’ecografia morfologica attraverso il servizio sanitario pubblico mentre era al sesto mese. La prima data proposta dall’Asl di Salerno è stata però gennaio 2027.
Per una donna già al sesto mese di gravidanza, la collocazione dell’appuntamento a gennaio dell’anno successivo rappresenta il punto concreto della segnalazione.
L’Associazione Italia sottolinea infatti che, in base alla fase della gestazione indicata dalla docente, quella data sarebbe successiva al possibile parto.
L’ipotesi sul Centro prenotazioni
Francesco Marino, intervenuto per l’Associazione Italia, ritiene possibile che all’origine dell’accaduto vi sia stato un errore nella fase di prenotazione. Secondo Marino, il Centro prenotazioni potrebbe avere fissato la data senza considerare che la richiesta proveniva da una paziente in gravidanza.
Si tratta di un’ipotesi avanzata dall’associazione e non di un errore accertato. Il dato segnalato resta la data comunicata alla docente: gennaio 2027 per un esame richiesto mentre la donna era già al sesto mese della sua prima gravidanza.
La scelta delle strutture private e la richiesta di rimborso
In attesa dell’appuntamento fissato dall’Asl, la 33enne si è rivolta a strutture private per svolgere l’ecografia durante la gestazione. Attraverso l’Associazione Italia, intende chiedere il rimborso delle spese che dovrà sostenere.
L’associazione considera il ricorso al privato conseguenza dei tempi della prenotazione e sostiene che la donna avrebbe dovuto poter usufruire della prestazione tramite il servizio sanitario pubblico. Anche questa è la posizione espressa dall’associazione nell’annunciare la richiesta di rimborso.




