Riso e bambini: cosa sappiamo su arsenico, cadmio, pesticidi e micotossine

13 maggio 2026 –

Il riso è spesso uno dei primi alimenti introdotti nell’alimentazione dei bambini. Dalle creme di riso nelle pappe, fino ai biscotti e alle bevande vegetali, questo cereale viene considerato pratico, digeribile e adatto anche ai più piccoli. Negli ultimi anni, però, numerosi studi e controlli hanno acceso i riflettori sulla presenza di arsenico, pesticidi, micotossine e altre sostanze potenzialmente dannose in alcuni prodotti a base di riso.

Le recenti analisi di Altroconsumo sul riso Basmati e gli studi scientifici dedicati all’alimentazione infantile hanno riportato l’attenzione su un tema che interessa molte famiglie: quanto riso possono mangiare i bambini? E quali precauzioni è utile adottare?

Il riso è sicuro per i bambini?

Il riso può far parte di una dieta equilibrata anche nei più piccoli, ma gli esperti invitano a non basare l’alimentazione infantile esclusivamente su questo cereale. Il motivo riguarda soprattutto la capacità del riso di assorbire alcune sostanze presenti nell’ambiente, tra cui l’arsenico inorganico.

A differenza di altri cereali, infatti, il riso cresce in campi allagati: una caratteristica che facilita l’assorbimento di contaminanti naturalmente presenti nel terreno e nell’acqua.

Secondo l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), i bambini sotto i tre anni assumono, in proporzione al peso corporeo, quantità di arsenico inorganico superiori rispetto agli adulti. Questo dato è particolarmente importante perché nei primi anni di vita l’organismo è più vulnerabile alle sostanze tossiche.

Lo studio sui bambini e i livelli di arsenico

Uno studio condotto dalla Dartmouth College School of Medicine e pubblicato sulla rivista Jama Pediatrics ha osservato 759 bambini fino ai 12 mesi di età, analizzando il rapporto tra consumo di riso e concentrazione di arsenico nelle urine.

I risultati hanno evidenziato che i bambini che consumavano riso o prodotti a base di riso presentavano livelli di arsenico urinario anche doppi rispetto ai bambini che non ne assumevano.

Nel campione osservato:

  • l’80% dei bambini aveva introdotto il riso prima dell’anno di età;
  • il 64% lo aveva consumato tra il quarto e il sesto mese.

Secondo i ricercatori, il dato merita attenzione perché l’esposizione prolungata all’arsenico inorganico nei primi anni di vita potrebbe essere associata a possibili effetti sul sistema immunitario, neurologico e sullo sviluppo.

Per questo motivo, sia in Europa sia negli Stati Uniti sono stati progressivamente abbassati i limiti consentiti di arsenico inorganico nei prodotti destinati all’infanzia.

L’allarme sul riso Basmati: pesticidi e aflatossine

Negli ultimi mesi a far discutere sono stati anche i risultati di un test di Altroconsumo su 8 marchi di riso Basmati venduti nei supermercati italiani.

Le analisi hanno rilevato criticità legate alla presenza di:

  • aflatossine;
  • residui di pesticidi;
  • contaminanti come arsenico e metalli pesanti.

In particolare, in 5 campioni su 8 sono state trovate aflatossine, tossine prodotte da muffe che proliferano in ambienti caldi e umidi.

Il caso più grave ha riguardato un prodotto in cui i livelli di aflatossina B1 superavano i limiti di legge previsti dalla normativa europea.

Anche nei prodotti rimasti entro i limiti consentiti, Altroconsumo ha evidenziato la presenza di sostanze considerate comunque non trascurabili in caso di consumo frequente, soprattutto per bambini e soggetti più vulnerabili.

Pesticidi vietati in Europa

Le analisi hanno inoltre rilevato residui di pesticidi in diversi campioni di riso Basmati. Sebbene le quantità fossero entro i limiti previsti dalla legge, alcune sostanze individuate risultano vietate nell’Unione Europea ma ancora utilizzate nei Paesi produttori.

Alcuni pesticidi rilevati sono classificati come:

  • interferenti endocrini;
  • sostanze cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione.

Questo non significa che consumare occasionalmente riso comporti automaticamente rischi immediati, ma conferma l’importanza di un consumo vario e non esclusivo.

Richiami sul riso Carnaroli per livelli di cadmio troppo alti

Ma il tema della sicurezza del riso non riguarda soltanto i prodotti importati. Negli ultimi mesi, infatti, anche in Italia si sono verificati richiami precauzionali legati alla presenza di contaminanti chimici.

Tra i casi più recenti c’è quello che ha coinvolto alcune confezioni di riso Carnaroli vendute a marchio Conad. La catena di supermercati ha disposto il richiamo immediato di due lotti di prodotto dopo controlli interni che hanno rilevato livelli di cadmio superiori ai limiti di legge consentiti.

Il richiamo riguarda confezioni sottovuoto da un chilogrammo di riso Carnaroli “Ideale per risotti raffinati”, preparato e confezionato dalla ditta Curti srl nello stabilimento di Valle Lomellina, in provincia di Pavia.

I lotti interessati sono:

  • P26010B08
  • P26010B5A

entrambi con termine minimo di conservazione fissato al 30 gennaio 2028.

Il cadmio è un metallo pesante che può accumularsi nell’organismo nel tempo e che viene monitorato con particolare attenzione nelle colture alimentari, compreso il riso. Per questo motivo, quando vengono rilevati valori superiori ai limiti previsti dalla normativa europea, scattano immediatamente i richiami precauzionali.

Questi episodi dimostrano quanto siano importanti i controlli lungo tutta la filiera alimentare e quanto sia utile per le famiglie prestare attenzione agli avvisi di richiamo pubblicati da supermercati e autorità sanitarie.

Il riso va eliminato dalla dieta dei bambini?

No. Pediatri ed esperti non suggeriscono di eliminare completamente il riso, ma di alternarlo ad altri cereali e di evitare un consumo eccessivo e quotidiano, soprattutto nei bambini molto piccoli.

Varietà alimentare e rotazione dei cereali rappresentano comunque le indicazioni più condivise oggi sull’alimentazione sana ed equilibrata, di grandi e piccini.

Tra le alternative che possono essere inserite nella dieta dei bambini ci sono:

  • avena;
  • orzo;
  • farro;
  • miglio;
  • quinoa;
  • mais;
  • grano saraceno.

Anche per le pappe e gli alimenti specifici per l’infanzia, può essere utile alternare le farine e non utilizzare sempre e solo prodotti a base di riso.

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Attenzione anche alle bevande vegetali

Gli esperti ricordano inoltre che il latte di riso non dovrebbe sostituire il latte materno o vaccino nei bambini piccoli, salvo diversa indicazione medica. Le bevande vegetali a base di riso possono infatti contribuire ad aumentare l’esposizione complessiva all’arsenico inorganico.

Come ridurre l’esposizione alle sostanze nocive

Ecco alcune semplici accortezze possono aiutare a ridurre l’esposizione:

  • Variare i cereali – Alternare il riso con altri cereali è probabilmente la strategia più importante.
  • Preferire prodotti controllati – Leggere le etichette, verificare la provenienza e scegliere marchi affidabili può aiutare a fare acquisti più consapevoli.
  • Conservare correttamente il riso – Il riso dovrebbe essere conservato in contenitori ermetici, in ambienti asciutti e lontani da fonti di calore, per limitare la formazione di muffe.
  • Evitare il consumo esclusivo – Nei primi anni di vita è meglio non proporre quotidianamente alimenti a base di riso in tutte le forme: creme, biscotti, latte vegetale e snack.

Un approccio equilibrato e senza allarmismi

Le recenti notizie sul riso hanno comprensibilmente preoccupato molte famiglie, ma gli esperti invitano a evitare allarmismi. Il punto centrale non è demonizzare un singolo alimento, bensì costruire un’alimentazione varia, equilibrata e diversificata.

Per i bambini, soprattutto nei primi anni di vita, la varietà resta una delle migliori strategie di prevenzione anche dal punto di vista nutrizionale e della sicurezza alimentare.

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