Vostro figlio: l’amabile dittatore

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Ok, è arrivato il vostro tamagotchi in casa. Presto vi accorgerete di aver partorito…un’amabile dittatore! Quell’esserino, o esserone, a seconda del peso, che vi ha impedito di vedere i vostri piedi per nove mesi e poi, in sala parto, vi ha fatto vedere le stelle e tutte le costellazioni conosciute.

Una volta a casa, quei chili di tenerume si sono trasformati in Satana. Urla, pianti, catalessi improvvise, fameliche bocche che si aprono, respiri affannosi, rutti, rigurgiti, pupù e pipì sul pigiama appena cambiato. Non il suo di pigiama, ma il vostro, quello che ormai usate anche per uscire, nascosto da una grande giacca. Il demonio che vi ha tolto quella femminilità che ci avete messo anni ad affinare. Il batuffolo iracondo che vi impedisce anche di cenare insieme al vostro partner. Da quando il tamagotchi è in casa, si cena in modo alterno. Uno al desco, l’altro a cullare, a cantare, a sussurrare o a sfamare quell’ amabile bestia che, se vuole, può diventare crudele come un dittatore. La notte, quando siete solo voi tre, diventa Mister Hitler: detta chi dorme e chi no, chi mangia e chi no, chi può andare in bagno e chi no. Di giorno, quando avete ospiti, si trasforma nella tenera piccola fiammiferaia che suscita tenerezza e amore. Solo in presenza di terzi sorride. Quando è solo con voi, se ha gli occhi aperti, sono occhi inondati di lacrime ed ira.

Il dolce fagottino vi ha tolto anche la possibilità di comunicare con l’esterno. Appena lo avrete messo nella sua culla, voi proverete a fare una telefonata, ma neanche il tempo di comporre il numero, e lei comincerà a piangere. Prima un cinguettio di avvertimento, poi gradualmente si arriverà ad una sirena dei pompieri, con lacrimoni annessi e il Telefono Azzurro con i servizi sociali che bussano alla porta. Stessa cosa se volete mandare una mail, leggere le notizie on line, rispondere ad una chat, accendere il televisore, andare dal parrucchiere, fare la spesa, mettervi anche solo il fondotinta. Tutto lusso da Emirati Arabi ormai. Siete fuori dal mondo, l’ha deciso lei e questo è quanto.

E non provate a lamentarvi con gli altri, la risposta sarà sempre: “Hai voluto la bicicletta, e ora pedala.”. Eppure la storia della bicicletta non mi convince. Non è che se uno vuole la bicicletta, vuole pedalare sempre, senza sosta. Ogni tanto, quando scatta il rosso del semaforo, o quando c’è uno stop, vorresti fermarti e mettere un piede a terra. Ma non puoi  dire nulla al tenero neonato, in  quei momenti speri solo cresca in fretta, per poter dormire la notte e fare una telefonata ogni tanto, giusto per comunicare alle persone care che sei ancora viva.

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Ho un bimbo

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