Taranto, bambina esclusa dalla mensa per un debito di 38 euro: il Cnddu chiede un fondo comunale

A Taranto il Cnddu contesta l’esclusione di una bambina dalla mensa e propone un fondo comunale per garantire temporaneamente i pasti in caso di morosità.

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07/11/2026

A Taranto una bambina di nove anni non ha potuto usufruire della mensa scolastica dopo che il Comune ha indicato un debito di 38 euro, importo contestato dalla famiglia. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (Cnddu) ha espresso «ferma censura» per l’episodio e chiede che il Comune ripristini il servizio e verifichi come è stata gestita la vicenda. Propone anche un fondo per garantire temporaneamente i pasti agli alunni coinvolti in casi di morosità.

La famiglia contesta l’importo e la gestione del caso

La vicenda è iniziata il 3 novembre, con l’avvio della refezione scolastica. Il padre ha raccontato di aver ricevuto dalla scuola una telefonata con l’invito a riprendere la figlia alle 13, anziché alle 16.15, per un insoluto riferito all’anno scolastico precedente. La famiglia contesta la ricostruzione e la cifra: il genitore riferisce che gli sono stati comunicati importi diversi, prima 38,40 euro e poi 12,80 euro.

L’assessora alla Pubblica istruzione, Maria Lucia Simeone, sostiene che la famiglia fosse stata avvisata il 15 aprile e che la morosità fosse visibile sulla piattaforma per prenotare i pasti. Quantifica l’insoluto in 38 euro, sopra la soglia di 30 euro prevista dal regolamento comunale, e afferma che la bambina aveva usufruito gratuitamente della mensa per diversi mesi. Il padre riferisce di aver ricevuto risposte differenti da scuola e Comune e contesta le modalità con cui la famiglia sarebbe stata informata.

Il Cnddu chiede il ripristino della mensa

Per il coordinamento, la vicenda non può essere liquidata come un inconveniente burocratico: una controversia economica tra adulti, sostiene, non dovrebbe interrompere la partecipazione dell’alunna alla normale giornata scolastica. Il Cnddu chiede al Comune di Taranto il ripristino della refezione, una verifica della sequenza degli atti amministrativi e l’individuazione delle responsabilità decisionali.

La famiglia ha presentato una diffida tramite il legale che assiste il padre, chiedendo il ripristino del servizio e riservandosi di ricorrere al giudice anche per un eventuale risarcimento. Ai genitori è stato riferito che la bambina avrebbe potuto tornare nell’elenco degli ammessi solo dopo la regolarizzazione della posizione. L’assessora, invece, sostiene che la famiglia era stata avvisata e che la bambina era stata prelevata prima del pranzo.

La proposta: un fondo comunale da 50mila euro annui

Il Cnddu propone un fondo comunale di garanzia con una dotazione iniziale di 50mila euro all’anno, da finanziare con un’apposita previsione di bilancio e da adeguare in base alle necessità. Le risorse servirebbero a coprire temporaneamente i pasti degli alunni interessati da morosità, mentre gli uffici procederebbero separatamente al recupero delle somme dovute.

Il coordinamento indica tra le modalità possibili verifiche sulle condizioni economiche delle famiglie e la rateizzazione dei pagamenti. Precisa che la proposta non è un’esenzione generalizzata: mira a evitare che il recupero di piccoli importi ricada sulla partecipazione degli alunni alla mensa. La richiesta è garantire la continuità del servizio mentre si verifica la posizione contestata e si procede separatamente al recupero delle somme dovute.

Redazione
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