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13/10/2026
Il Tribunale del lavoro di Treviso ha annullato i licenziamenti di due addette alla mensa scolastica di San Cipriano di Roncade, in provincia di Treviso, dopo il ritrovamento di larve nella pasta servita agli alunni. Le lavoratrici erano state allontanate dalla Dussmann, l’azienda che gestiva il servizio. Nei due procedimenti il giudice ha esaminato la condotta delle addette; l’origine della contaminazione, invece, non è stata accertata.
La segnalazione degli alunni e i licenziamenti
La vicenda risale a febbraio 2025, quando alcuni alunni delle scuole elementari di San Cipriano segnalarono piccoli insetti nel sugo dei rigatoni serviti a pranzo. I Nas avviarono accertamenti per ricostruire l’accaduto. Nel frattempo, la Dussmann presentò un esposto alla Procura ipotizzando un possibile sabotaggio e, poco dopo, licenziò le due addette alla distribuzione dei pasti. Il sabotaggio era un’ipotesi avanzata dall’azienda, non una causa accertata.
Le lavoratrici impugnarono i provvedimenti davanti al giudice, dando origine a due procedimenti distinti, uno per ciascuna dipendente. Nel caso seguito dall’avvocato Filippo Angonese, con il sostegno della Filcams Cgil di Treviso, il sindacato aveva chiesto all’azienda di ricorrere alla cassa integrazione come alternativa al licenziamento. La proposta non fu accolta e, dopo il mancato accordo, tra lavoratori e azienda si aprì una fase di agitazione.
La quantità di pasta e la reazione alla segnalazione
Nel primo procedimento, il Tribunale ha ritenuto che non fosse ragionevole pretendere che l’addetta individuasse le larve nella quantità di cibo distribuita. Secondo il riepilogo della Filcams Cgil di Treviso, in una teglia ce ne sarebbero state non più di tre e, complessivamente, non più di dieci: la stima indicata dal sindacato è di circa sette larve in 16 chilogrammi di pasta, suddivisi in due teglie. La quantità di pasta rispetto al numero di larve è stata quindi un elemento nella valutazione della condotta della lavoratrice.
Il giudice ha valutato anche la sua reazione dopo la prima segnalazione degli alunni: la distribuzione dei pasti era stata interrotta quasi subito, una scelta considerata sensata. La sentenza non ha però chiarito come gli insetti siano finiti nella pasta né in quale fase possa essere avvenuta la contaminazione. Gli accertamenti avviati dopo l’episodio non hanno portato a individuare l’origine delle larve.
Reintegrazione e risarcimento per la seconda addetta
Anche il licenziamento della seconda addetta è stato dichiarato illegittimo. La lavoratrice, assistita dagli avvocati Ernesto Fragano ed Erica Mussato, ha ottenuto la reintegrazione e il risarcimento del danno fino a un massimo di 12 mensilità. Si tratta di un procedimento distinto da quello della collega, pur nato dallo stesso episodio avvenuto nella mensa scolastica.
Secondo i legali della seconda addetta, il giudice non ha preso in considerazione l’ipotesi del sabotaggio perché mancavano i presupposti. Per le famiglie della scuola resta una distinzione: il Tribunale ha annullato i licenziamenti delle due lavoratrici, ma le decisioni non stabiliscono come le larve siano arrivate nei pasti serviti ai bambini.
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