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21/10/2026
Le nuove linee di indirizzo di Agenas propongono di collegare punti nascita, reparti di neonatologia e servizi territoriali attraverso la telemedicina.
L’obiettivo è permettere ai professionisti dei piccoli ospedali di confrontarsi con specialisti dei centri di riferimento, quando una gravidanza è complessa o un neonato ha bisogno di cure particolari. Il documento, pubblicato il 16 ottobre, descrive un modello organizzativo: non significa che i nuovi servizi siano già attivi in modo uniforme in tutto il Paese.
Una rete per condividere valutazioni e decisioni
Secondo i dati CeDAP 2024 richiamati da Agenas, in Italia sono attivi 349 punti nascita, distribuiti in modo disomogeneo, e non tutte le strutture hanno le stesse competenze o possibilità di intervento. Il modello proposto da Agenas mette in rete consultori, ospedali, centri specialistici, servizi di emergenza e assistenza territoriale. Con il teleconsulto tra professionisti, chi segue una paziente o un neonato in una struttura periferica può condividere dati clinici, immagini e referti con un centro di riferimento, per valutare insieme il percorso più appropriato.
La telemedicina non consiste quindi soltanto in una visita attraverso uno schermo. Il collegamento può aiutare a ottenere una valutazione specialistica tempestiva e, quando le condizioni cliniche lo consentono, a evitare trasferimenti non necessari. Se invece serve un’assistenza di livello superiore, il confronto può contribuire a individuare la struttura più adatta.
Gravidanze a rischio ed emergenze neonatali
Il percorso dovrebbe iniziare dai consultori, con l’individuazione delle gravidanze che richiedono maggiore assistenza. Le gravidanze fisiologiche possono continuare a essere seguite sul territorio; nei casi complessi sono previste valutazioni condivise e, se necessario, il trasferimento verso un centro attrezzato. Televisite e monitoraggio a distanza di parametri come pressione e glicemia possono affiancare alcuni controlli, quando appropriato, ma non sostituiscono gli esami in presenza che richiedono strumenti o una valutazione diretta.
Per le emergenze, le linee di indirizzo integrano il trasporto materno assistito (STAM) e il trasporto di emergenza neonatale (STEN) nel percorso di cura. Quando è possibile e clinicamente appropriato, si può trasferire la gestante prima del parto. Se il neonato è già in condizioni critiche in un ospedale periferico, gli specialisti possono assistere a distanza i professionisti nella stabilizzazione e contribuire a decidere se attivare il trasporto. La decisione dipende dalle condizioni del bambino: in alcuni casi, dopo la consulenza, l’assistenza può proseguire nell’ospedale di origine.
Il collegamento con le famiglie dopo la dimissione
Il modello riguarda anche il ritorno a casa dei neonati prematuri, fragili o con bisogni assistenziali complessi. Televisite, teleassistenza e telemonitoraggio possono collegare ospedale, pediatri di libera scelta, ostetriche, consultori e servizi territoriali. Tra gli obiettivi indicati ci sono il sostegno ai genitori e la continuità delle cure, anche attraverso il raccordo con le Centrali operative territoriali.
Per rendere effettiva questa rete servono piattaforme che permettano lo scambio di informazioni, personale formato, collegamenti tra strutture e sistemi di trasporto adeguati. Agenas prevede inoltre indicatori per valutare la qualità dei percorsi e i risultati dell’assistenza.



