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26/10/2026
Consentire ai ragazzi e alle ragazze dai 13 anni in poi di svolgere piccoli lavori retribuiti, per un massimo di otto ore alla settimana, senza interferire con scuola e riposo: è il contenuto della proposta annunciata dal consigliere regionale veneto Stefano Valdegamberi.
L’idea, che punta anche a offrire un’alternativa al tempo trascorso sui social, non è una norma in vigore: il deposito del testo era annunciato per lunedì 26 ottobre 2026.
Una proposta da presentare a livello nazionale
L’iniziativa vorrebbe modificare la normativa nazionale sul lavoro minorile, aprendo ai tredicenni la possibilità di accedere a impieghi limitati e retribuiti. Il tetto indicato è di otto ore settimanali. Non si tratta quindi di una misura già applicabile in Veneto: l’annuncio non consente ai ragazzi di iniziare subito a lavorare, né stabilisce da solo nuove regole.
Per diventare effettiva, la proposta dovrà essere depositata e affrontare il percorso istituzionale previsto. Il limite orario, l’età minima e le condizioni indicate fanno parte del progetto annunciato; il testo dovrà essere valutato anche rispetto alle norme nazionali sulla tutela dei minori e all’obbligo scolastico.
Contratto, consenso dei genitori e mansioni leggere
Secondo quanto anticipato, sarebbero ammessi soltanto lavori leggeri e sicuri, con un contratto regolare e il consenso dei genitori. Gli orari dovrebbero rispettare la frequenza scolastica e il riposo, senza che il lavoro prenda il posto degli impegni di studio. La proposta non descrive un’attività obbligatoria: l’obiettivo dichiarato è offrire un’opportunità alle famiglie interessate.
Tra gli esempi citati dal consigliere ci sono riordinare gli scaffali di un supermercato, sistemare i vestiti in un negozio e svolgere mansioni semplici in una pizzeria. Sono esempi di lavori che Valdegamberi propone come leggeri e compatibili con poche ore settimanali: citarli non significa che oggi siano consentiti ai tredicenni.
Valdegamberi motiva la proposta con l’idea che alcune ore dedicate a un’attività concreta possano affiancare il tempo trascorso sui social. A suo avviso, un’esperienza lavorativa può aiutare i giovani a familiarizzare con impegno, puntualità e responsabilità, oltre che con il rapporto tra il tempo dedicato e il denaro guadagnato.
Il consigliere descrive anche una possibile occasione per imparare a risparmiare e a scegliere come utilizzare i propri guadagni. Sono le ragioni educative addotte a sostegno dell’iniziativa, non risultati garantiti per chi parteciperebbe. Valdegamberi ha precisato che non intende imporre il lavoro ai ragazzi, ma ampliare le possibilità a disposizione.
Per le famiglie interessate, il punto resta la compatibilità dell’eventuale lavoro con la tutela dei minori e l’obbligo scolastico. La proposta dovrà essere valutata rispetto a queste regole prima che la possibilità annunciata possa diventare effettiva.




