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16/09/2026
Una ricerca condotta in Brasile associa l’esposizione alla siccità durante la gravidanza a un aumento contenuto della probabilità relativa di parto pretermine. Il dato non prevede l’esito di una singola gravidanza e, trattandosi di uno studio osservazionale, non dimostra un rapporto diretto di causa-effetto.
Quasi 29,8 milioni di nascite analizzate
Lo studio, coordinato dall’Istituto di Ricerca Sant Pau di Barcellona e dal Center for Data and Knowledge Integration for Health brasiliano, ha esaminato circa 29,8 milioni di nascite registrate in Brasile tra il 2001 e il 2020. La coorte comprendeva prevalentemente persone appartenenti alla metà economicamente più svantaggiata della popolazione brasiliana: un aspetto da considerare nell’interpretazione dei risultati, che non rappresentano in modo uniforme tutte le nascite del Paese.
I ricercatori hanno misurato la siccità attraverso lo SPEI, un indicatore che combina precipitazioni e perdita potenziale di acqua legata alla temperatura. Hanno quindi considerato esposizioni di tre, sei e nove mesi prima della nascita e tre esiti: parto prima della 37ª settimana, basso peso alla nascita nei bambini nati a termine e dimensioni inferiori a quelle attese per l’età gestazionale.
L’associazione aumenta con intensità e durata
Nel complesso, la siccità è stata associata a un incremento di circa il 2% della probabilità relativa di parto pretermine: una stima pari a 1,4-1,7 casi in più ogni 1.000 nascite. Si tratta dunque di una variazione rilevata a livello di popolazione, non di una previsione individuale.
Per le esposizioni di sei mesi, l’associazione cresceva con l’intensità: circa l’1% negli episodi moderati, il 3% in quelli gravi e fino al 5% nelle siccità estreme. Le fasi centrale e finale della gravidanza sono risultate quelle in cui il legame con il parto pretermine appariva più evidente.
Per i bambini piccoli per l’età gestazionale, l’incremento rilevato era dell’1-2%, soprattutto dopo siccità di sei o nove mesi nelle fasi iniziale e centrale della gravidanza. Non è emerso invece un legame altrettanto chiaro con il basso peso alla nascita tra i nati a termine.
L’associazione con il parto pretermine risultava più marcata quando la siccità coincideva con il caldo estremo. Nei comuni con indice di sviluppo umano molto basso, le esposizioni di sei e nove mesi erano associate rispettivamente a incrementi vicini all’8% e al 10%.
I limiti della ricerca e il nodo per le famiglie
Tra le possibili spiegazioni, gli autori indicano disidratazione, stress da calore, infiammazione, variazioni ormonali e difficoltà di accesso ad acqua, alimenti, trasporti e assistenza prenatale. Sono ipotesi compatibili con i risultati, ma non processi dimostrati direttamente.
L’esposizione climatica è stata attribuita in base al comune di residenza e non può ricostruire condizioni dell’abitazione, spostamenti o ore trascorse al caldo. Inoltre, le stime ottenute in Brasile non sono trasferibili automaticamente all’Italia. Il punto concreto per le famiglie è che siccità e caldo possono pesare in modo diverso dove acqua, servizi e assistenza sono meno accessibili.




