Oggi, il Nonno ha un cuore a metà

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Ha gli occhi spenti, sconfitti da una lontananza invalicabile.
Oggi il suo è un cuore a metà. Un cuore che ha subito da poco un grande spavento e ha rischiato di non battere più. Un cuore che ha lottato per continuare a vivere, per vedere con i suoi occhi il viso del suo primo nipote. E stringerlo con le sue braccia dopo quattro mesi dalla nascita.

Ha gli occhi spenti e un sorriso finto. La maschera che ha impostato per questo momento l’ha preparata da giorni, in attesa di un distacco obbligato.
Perché si era abituato ad avere in casa un bambino monello che lo rincorreva alle undici di notte per giocare. Che lo andava a trovare mentre lui dormiva e gli batteva le manine sul letto in attesa di uno sguardo. E si era abituato al rumore, ai pianti aggressivi per avere altre merende, alla confusione e al caos che solo un bambino in casa può lasciare.

Eppure lo sapeva che prima o poi doveva arrivare la partenza. Il suo primo nipote sarebbe partito “lontano” pronto a fare nuove scoperte, voglioso di esperienze nude e appassionanti. E oggi lo sa che deve impegnarsi per lasciare dentro delle emozioni incontrollabili fatte di addii obbligati. Addii che a pensarci bene sono solo arrivederci ma che in questo momento echeggiano come saluti dolorosi, come congedi che nessuno ha voglia di affrontare. Sono addii senza fine che ritornano sempre, ogni volta sono più pesanti di quella precedente.

Ha gli occhi spenti e più rughe sulla pelle. E questa maschera di circostanza, che si fa vedere così impietosa da tutti gli spettatori della scena, racconta di quanto sia difficile lasciar partire un nipote dopo un mese di convivenza. Dopo risate a crepapelle e lezioni di vita, dopo feste e quotidianità, che oggi è troppo pesante per essere ricordata.

E allora si, è proprio vero quello che racconta Edmond Haracourt con la sua poesia:

Partire è un po’ morire
rispetto a ciò che si ama
poiché lasciamo un po’ di noi stessi
in ogni luogo ad ogni istante.

Un nonno questo lo sa bene.

Ed è per questo che oggi ha gli occhi spenti e un cuore più pesante. Ha la voglia matta di prendere in braccio suo nipote e non lasciarlo più andare, il desiderio folle di riempirlo di baci e fregarsene delle emozioni mascherate e taciute. Si riempie di ogni secondo di questo nuovo addio e rincorre ogni sorriso prima della partenza. Segue gli sguardi, accompagna il nipote fino all’auto che lo porterà lontano da lui.
E lo ascolta. Ascolta quando inizia a piangere come se avesse capito dell’imminente saluto. Sente il suo lamento e si impegna per avere tanta nuova forza.
Strappa un sorriso dalla sua grande corazza e lo lancia al nipote già seduto in macchina.
Lo guarda.
Si avvicina allo sportello e dal finestrino gli bussa con il pugno per giocare.
Gli lancia un ultimo saluto e si lascia andare alla sua emozione.
Fa scappare una lacrima dai suoi occhi tristi e aspetta che la macchina parta.

 

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