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30/09/2026
Il 91% dei cittadini europei ritiene necessarie ulteriori regole sull’uso dei social da parte dei minori, secondo l’Eurobarometro “EU Challenges and Priorities”. Il dato non misura il sostegno a una proposta specifica. Tra le misure considerate, la più indicata è il divieto di accesso sotto una certa età, scelto dal 36% degli intervistati. Intanto il KIDS Act, una proposta dell’Unione europea, potrebbe vietare i social ai minori di 13 anni e limitare alcune funzionalità per i ragazzi tra 13 e 15 anni.
Il divieto per età è l’opzione più scelta, ma non dalla maggioranza
Il 36% riguarda un divieto sotto una soglia d’età, non necessariamente quella dei 13 anni prevista dalla proposta. Non equivale quindi a una maggioranza favorevole al divieto. Il sostegno varia tra i Paesi: arriva al 49% in Grecia e al 44% in Bulgaria, Romania, Portogallo, Irlanda e Slovacchia. È più basso in Austria (27%), Germania (28%) e Repubblica Ceca (29%).
Le preoccupazioni degli intervistati non riguardano soltanto il tempo trascorso online. Il 71% si dice molto o abbastanza preoccupato per il cyberbullismo, il 70% per l’adescamento online e il 69% per l’esposizione a contenuti dannosi. Le caratteristiche delle piattaforme che possono favorire un uso compulsivo preoccupano il 60% degli intervistati; il 28% se ne dichiara molto preoccupato. Su questo aspetto le percentuali arrivano all’89% a Cipro e all’87% in Lussemburgo. Il design delle piattaforme è anche uno dei punti su cui punta a intervenire il KIDS Act.
Che cosa potrebbe cambiare per i ragazzi tra 13 e 15 anni
Nel quadro previsto dalla proposta, i ragazzi di questa fascia d’età non potrebbero aprire autonomamente un account: dovrebbero essere i genitori a crearlo e confermarlo. La gestione passerebbe poi attraverso un profilo genitoriale collegato o un pannello di controllo, con cui si potrebbe, per esempio, impostare un limite di utilizzo fino a un’ora al giorno. Non si tratta di una regola già in vigore.
Jeanne-Marie Quashie, responsabile delle attività di advocacy dell’UE per Terre des Hommes Netherlands, osserva che le piattaforme fissano già a 13 anni l’età minima di accesso. Per questo non considera il limite proposto un nuovo divieto. A suo giudizio, la proposta dovrebbe chiarire meglio come regolare l’accesso dei ragazzi di 13 e 14 anni.
La critica di Quashie alla registrazione affidata ai genitori
Quashie valuta positivamente l’attenzione al design delle piattaforme, anziché ai soli divieti generalizzati. Contesta però che l’accesso degli adolescenti dipenda dalla registrazione da parte di un genitore: così, sostiene, una parte della responsabilità passerebbe dalle aziende tecnologiche alle famiglie. Per i ragazzi tra 13 e 15 anni chiede invece protezioni integrate nel funzionamento delle piattaforme, non attivate soltanto attraverso l’autorizzazione e la gestione dei genitori.




