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30/09/2026
La denatalità non è soltanto una questione economica, secondo la Relazione al Parlamento 2025 presentata da Marina Terragni, Garante per l’infanzia e l’adolescenza. Il documento affianca al calo delle nascite la povertà relazionale e un cambiamento nel modo di guardare all’infanzia: bambine e bambini vengono percepiti sempre più spesso come un problema quotidiano, anziché come uno slancio verso il futuro.
Bambini percepiti come un problema e «non-maternità di massa»
Terragni osserva che nel dibattito pubblico bambini e ragazzi sono spesso associati a difficoltà e fatti di cronaca. Questa rappresentazione, nella sua lettura, può pesare sul modo in cui le giovani coppie immaginano la genitorialità. In tale quadro la Relazione parla di «non-maternità di massa», espressione riferita alla scelta consapevole di non diventare madri: non una conseguenza accertata della percezione dei figli, ma un tema che la Garante collega alle condizioni sociali in cui quella scelta matura.
Il documento richiama il pensiero della saggista Alessandra Bocchetti, che legge nella denatalità anche una forma di protesta delle donne verso un modello sociale che non le accoglie. La povertà relazionale, in questa prospettiva, riguarda la difficoltà di costruire legami e contesti in cui la cura sia condivisa, oltre alla mancanza di sostegni materiali. La Garante critica perciò il ricorso a soluzioni individuali, come il congelamento degli ovociti, quando vengono proposte al posto di reti di supporto.
Schermi, incontri e relazioni familiari
La Relazione considera anche il ruolo della tecnologia. Richiama ricerche degli economisti Hudson e Boedo dell’Università di Cincinnati, che mettono in relazione l’arrivo precoce della banda larga mobile in alcuni territori con i primi cali delle nascite. Per la Garante, l’iperconnessione può ridurre gli incontri in presenza e incidere sulla formazione delle coppie: è una delle chiavi di lettura del cambiamento, non una spiegazione unica della denatalità.
Il documento cita inoltre studi delle università di Pavia e Milano-Bicocca sull’uso dello smartphone da parte delle madri durante l’allattamento o mentre spingono il passeggino, soffermandosi sulle possibili interruzioni del contatto oculare. Richiama anche un «digital divide al contrario»: i bambini delle famiglie socialmente svantaggiate, secondo la Relazione, possono accedere a telefoni e tablet prima e con meno regole. Nella lettera rivolta agli adulti, la Consulta nazionale delle ragazze e dei ragazzi dell’Autorità garante chiede più presenza, fiducia e responsabilità.
La proposta di Terragni per condividere la cura
Terragni propone una «CaRevolution»: una svolta culturale ed economica che riporti la cura al centro della vita collettiva. La Relazione stima in oltre 16 miliardi le ore di cura gratuita svolte ogni giorno nel mondo, soprattutto dalle donne, e ne sottolinea lo scarso riconoscimento.
Tra gli esempi richiamati figurano «Strade in gioco», progetto promosso dall’Autorità garante per offrire spazi urbani sicuri al gioco libero senza schermi, e iniziative di sostegno alle famiglie attraverso l’affido e i Patti digitali. Per le famiglie, il nodo indicato dalla Garante è poter contare su relazioni e responsabilità condivise, invece di affrontare la cura da sole.




