Adolescenti, il 42% va dal medico solo se sta male: l’88% pubblica sui social e il 71,4% delle ragazze riferisce più ansia

L’indagine su 3.040 studenti rileva visite mediche legate ai problemi fisici, uso diffuso dei social e un divario tra chi vorrebbe un colloquio riservato e chi può averlo.

06/10/2026

Il rapporto con la salute, il benessere emotivo e le abitudini digitali degli adolescenti sono al centro dell’edizione 2026 dell’Osservatorio sugli stili di vita, condotta su 3.040 studenti tra i 13 e i 19 anni. Il 42% dichiara di andare dal pediatra o dal medico di famiglia solo quando ha un problema fisico evidente. Intanto, l’88% pubblica abitualmente contenuti sui social e il 71,4% delle ragazze riferisce di soffrire d’ansia più frequentemente rispetto agli anni precedenti.

Il medico è visto soprattutto come riferimento quando si sta male

Il 42% degli adolescenti afferma di non andare mai dal medico se non ha un problema fisico evidente. Un ulteriore 38% riferisce di recarsi nello studio meno di una volta all’anno. Per Rino Agostiniani, presidente della Società Italiana di Pediatria, questi dati mostrano quanto la prevenzione sia ancora distante dall’esperienza di molti ragazzi e ragazze.

Secondo Agostiniani, prevenzione in adolescenza significa anche creare occasioni di ascolto su sonno, benessere psicologico, relazioni, stili di vita e uso del digitale. Il pediatra o il medico di famiglia può così essere un interlocutore anche per questioni che non riguardano una malattia fisica già evidente.

Ansia, tristezza e mal di testa più frequenti tra le ragazze

Rispetto agli anni precedenti, le ragazze riferiscono più frequentemente ansia nel 71,4% dei casi, contro il 40,2% dei ragazzi. Il cattivo umore senza una ragione specifica riguarda rispettivamente il 68,8% e il 39,7%; la tristezza il 52,8% e il 29%. Anche la cefalea, cioè il mal di testa, è segnalata più spesso dalle ragazze: 51,6% contro il 33,3% dei ragazzi. Le difficoltà a dormire riguardano il 41,4% delle prime e il 34,5% dei secondi.

Agostiniani invita a considerare anche le abitudini digitali: secondo il pediatra, l’uso prolungato dei dispositivi, soprattutto di sera, l’esposizione ai social, lo scrolling continuo e l’alterazione del sonno sono fattori associati a cefalea e stress nei ragazzi e nelle ragazze predisposti. Questo, precisa, non significa attribuire al digitale ogni forma di disagio. L’indagine rileva inoltre che l’88% pubblica abitualmente reel e story e che oltre il 60% considera importante il numero di follower, come misura della propria popolarità o possibile strada per diventare influencer.

Colloqui riservati: quanti li vorrebbero e quanti possono averli

Un momento da soli con il proprio medico sarebbe gradito al 38% delle ragazze e al 34% dei ragazzi, ma solo il 24% degli intervistati afferma di avere questa possibilità. A frenare il confronto su temi delicati può esserci anche la poca chiarezza sulla riservatezza: il 36% pensa che il medico debba riferire ai genitori tutto ciò che viene detto nel colloquio, mentre il 16% crede che possa farlo a propria discrezione.

La medica legale Francesca Melissano chiarisce che il medico deve informare i genitori o il tutore quando le informazioni raccolte indicano gravi rischi per la salute del paziente minorenne, per gestire il percorso di diagnosi e cura. Non si tratta, dunque, di riferire automaticamente ogni conversazione. Resta la distanza tra il desiderio di parlare con il medico senza i genitori e la possibilità di farlo: la vorrebbe più di un adolescente su tre, mentre solo il 24% dichiara di averla.

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