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15/10/2026
Proteggere i figli da ogni ostacolo può, secondo Alberto Pellai, ridurre le occasioni in cui bambini e adolescenti imparano a cavarsela da soli e a stare con i coetanei. Il medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva affronta il tema nel libro Ti farò correre in salita. Come e perché educare alla fatica le nuove generazioni: un invito a ripensare l’iperprotezione e a lasciare più spazio all’esperienza, alla frustrazione e alle relazioni.
Quando la protezione restringe il mondo
Pellai osserva che la preoccupazione degli adulti può spingere i ragazzi a restare in ambienti familiari e controllati, fino a fare della cameretta un rifugio. A suo giudizio, così si riducono le occasioni di esplorare il mondo e di affrontare piccoli ostacoli, che fanno parte del percorso verso l’autonomia. Da qui la sua frase: «A forza di considerarli fragili, li abbiamo resi davvero più fragili».
L’adolescenza, nella sua lettura, è anche una fase di energia e desiderio di mettersi alla prova. Ma una parte di quell’attivismo può restare confinata allo schermo: fare swipe e muoversi online non sostituisce le esperienze che comportano movimento, impegno e conquista. La soddisfazione di riuscire dopo un tentativo, sostiene Pellai, è diversa dalla gratificazione immediata.
Famiglia e scuola, tra prudenza e autonomia
Un altro nodo riguarda il rapporto tra genitori e scuola. Pellai descrive un clima di reciproca cautela: una caduta o un infortunio possono alimentare il timore di contestazioni, e così gli adulti finiscono per limitare le attività fuori dall’aula. Tra gli esempi citati ci sono le gite in bicicletta, che i genitori possono non autorizzare, e le uscite che gli insegnanti scelgono di non proporre. Il risultato, nella sua analisi, è che i ragazzi hanno meno occasioni di fare esperienze in autonomia.
Per il medico, accompagnare la crescita non significa rinunciare ai limiti, ma esercitare un’autorevolezza insieme empatica e ferma. Un no può dispiacere o provocare protesta, senza per questo diventare un gesto di rifiuto. Pellai invita inoltre gli adulti a non sostituirsi ai figli in compiti che possono affrontare: tra gli esempi, correggere i compiti perché siano perfetti o alleggerire lo zaino all’uscita da scuola.
Il valore degli amici e degli incontri dal vivo
Pellai richiama anche il passaggio dalle comunità di quartiere alle relazioni coltivate soprattutto online. A suo avviso, frequentare meno i coetanei dal vivo può ridurre le occasioni di allenare le competenze relazionali. Per questo invita a sostenere le occasioni di incontro tra ragazzi, anziché lasciare che la socialità resti confinata agli schermi.
Gli adulti non sono l’unico riferimento possibile: nei momenti di dolore, sostiene Pellai, anche l’ascolto di un’amica o di un amico può essere importante. Per favorire gli incontri dal vivo, propone alle famiglie con figli della stessa età di confrontarsi e organizzare pomeriggi condivisi tra i ragazzi, invece di lasciarli trascorrere altre ore da soli nella propria stanza.




