Tetto del 30% in classe: l’intervento annunciato sugli alunni con cittadinanza non italiana

Il Governo studia un intervento sul tetto del 30% per classe. La soglia esiste già dal 2010 con deroghe: restano aperti i nodi di lingua, inclusione e scuola di quartiere.

22/09/2026

Il tetto del 30% agli alunni con cittadinanza non italiana per classe è tornato al centro del dibattito politico. La proposta, rilanciata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, non è una norma già in vigore: il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara sta lavorando da settimane a un intervento che potrebbe arrivare in Consiglio dei ministri. Per le famiglie il tema riguarda l’organizzazione delle scuole, l’inclusione e le parole usate per descrivere bambini e ragazzi cresciuti in Italia.

Quanti sono gli studenti con cittadinanza non italiana

Nelle scuole italiane gli studenti con cittadinanza non italiana sono 911.578, circa il 12% del totale, secondo la banca dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito aggiornata al 31 agosto 2025. Nel Nord-Ovest sono 349.150, pari al 38,3% del totale nazionale degli studenti con cittadinanza non italiana; nel Nord-Est sono 232.729, il 25,5% del totale nazionale.

La cittadinanza non coincide automaticamente con la conoscenza dell’italiano né racconta da sola il percorso di ogni alunno. Circa due studenti su tre fra quelli definiti stranieri sono nati in Italia e hanno frequentato qui la scuola fin dall’infanzia. La pedagogista Anna Granata, professoressa all’Università di Milano-Bicocca, contesta per questo l’uso indistinto dell’espressione “alunni stranieri”: può riunire nella stessa categoria chi è appena arrivato e chi è nato e cresciuto nel quartiere, parla italiano e condivide da anni la vita della classe.

La soglia del 30% esiste già, con deroghe

Un limite del 30% era già indicato da una circolare ministeriale del gennaio 2010, quando il ministero era guidato da Mariastella Gelmini. La soglia riguarda gli alunni con ridotta conoscenza della lingua italiana e prevede deroghe. L’intervento allo studio del Governo punterebbe a superare il carattere di raccomandazione della circolare attraverso una norma di legge e a distribuire in modo più equilibrato le presenze nelle classi.

Applicare un tetto uniforme, però, presenta questioni pratiche. Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, ha osservato che le famiglie scelgono spesso la scuola del quartiere e non possono essere escluse quando in una zona vive un’alta concentrazione di famiglie immigrate. Esperti del settore segnalano che allontanarsi dal criterio della prossimità potrebbe incidere sul diritto allo studio. Nei contesti rurali, inoltre, una classe di otto o nove bambini può essere composta in larga parte da alunni di origine straniera.

Italiano L2 e docenti aggiuntivi nelle scuole

Il confronto riguarda anche gli strumenti a disposizione degli insegnanti quando accolgono studenti che stanno ancora imparando l’italiano. Per i nuovi arrivati sono previste attività di potenziamento e percorsi di italiano come seconda lingua.

Dall’anno scolastico 2025/26 è stato affiancato un docente dedicato al potenziamento dell’italiano nelle classi in cui i nuovi arrivati in Italia raggiungono almeno il 20%. Il docente aggiuntivo interviene anche dove gli studenti non raggiungono competenze linguistiche di base pari almeno al livello A2. I docenti previsti sono circa mille, di cui 751 nel primo ciclo, cioè primaria e scuola secondaria di primo grado.

Anna Granata e il Pd savonese hanno criticato il tetto, sostenendo che le difficoltà vadano affrontate con più insegnanti, mediatori linguistico-culturali, laboratori di italiano L2 e risorse per le scuole. Il nodo concreto per famiglie e istituti resta dunque quello dell’applicazione nei quartieri con una presenza più alta di famiglie immigrate e nelle piccole classi rurali: situazioni nelle quali raggiungere una percentuale fissa può essere particolarmente complesso.

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