Smartphone, social e videogiochi: visite in ambulatorio per curare le dipendenze

Nella sede di Baldelli del Bambino Gesù apre un ambulatorio settimanale per bambini e adolescenti con un uso problematico delle tecnologie digitali.

01/10/2026

All’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma sono in programma dal 3 ottobre 2026 le prime visite di un nuovo ambulatorio dedicato all’uso problematico di smartphone, social network, videogiochi e altre tecnologie digitali. Il servizio di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza avrà cadenza settimanale e si rivolgerà a bambini e adolescenti quando l’utilizzo degli schermi interferisce in modo significativo con la vita quotidiana.

Un servizio settimanale nella sede di Baldelli

L’ambulatorio si trova nella sede di Baldelli e accoglierà bambini e ragazzi per i quali l’attività online o l’uso di dispositivi come smartphone, tablet e computer assume caratteristiche problematiche. Non si tratta quindi di intervenire sul semplice uso della tecnologia, ma di occuparsi delle situazioni in cui questa incide sulle abitudini e sulle relazioni.

Il servizio è guidato da Stefano Vicari, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Bambino Gesù. L’apertura si inserisce in un quadro di aumento delle richieste di assistenza neuropsichiatrica: in ospedale le consulenze di questo tipo effettuate in Pronto Soccorso sono passate da 155 nel 2011 a 1.675 nel 2025.

Quando l’uso digitale invade la quotidianità

Vicari descrive situazioni in cui il telefono diventa l’attività prevalente nel tempo libero e la sua indisponibilità può provocare forte agitazione o aggressività. Tra i comportamenti a cui si rivolge l’ambulatorio ci sono anche la difficoltà a interrompere la connessione, l’abbandono delle attività abituali e il ritiro dalle relazioni. Il criterio per il servizio non è il tempo trascorso davanti a uno schermo, ma l’interferenza significativa dell’uso digitale con la giornata.

Il neuropsichiatra richiama inoltre due dinamiche: la ricerca continua dello strumento e l’abituazione, cioè il bisogno di trascorrere sempre più tempo davanti allo schermo per ottenere lo stesso livello di piacere. Tra i fattori che possono alimentare un rapporto problematico con i social c’è anche la FOMO, acronimo di “Fear Of Missing Out”: la paura di essere esclusi o di perdersi qualcosa quando non si è connessi.

Social e intelligenza artificiale, il rapporto inizia presto

Secondo i dati raccolti da Save the Children, in Italia il 32,6% dei bambini tra i 6 e i 10 anni usa lo smartphone ogni giorno, contro il 18,4% del 2018-2019. Tra gli 11 e i 13 anni, il 62,3% ha almeno un account social. L’uso problematico dei social riguarda circa il 15% degli undicenni e raggiunge il 20,5% tra le ragazze di 13 anni.

Anche il rapporto con l’intelligenza artificiale è parte del quadro seguito dall’ambulatorio. Secondo un’indagine di Save the Children, tra i ragazzi e le ragazze dai 15 ai 19 anni quasi uno su tre usa l’IA ogni giorno; il 41,8% dichiara di esservisi rivolto quando si sentiva triste, solo o ansioso e circa il 42% per chiedere consigli su scelte importanti riguardanti relazioni, sentimenti, scuola o lavoro. Vicari osserva che alcuni adolescenti apprezzano la disponibilità costante e l’assenza di giudizio percepita nelle chat.

Per le famiglie, la distinzione alla base dell’ambulatorio resta quella tra l’uso quotidiano delle tecnologie e le situazioni in cui smartphone, social, videogiochi o altre attività online interferiscono in modo significativo con la vita dei bambini e dei ragazzi.

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