Emicrania nei bambini: a scuola può pesare su attenzione e assenze

L’emicrania può influire su attenzione, apprendimento e assenze. A scuola, riconoscere il disturbo aiuta a non confondere il dolore con un rifiuto delle attività.

25/09/2026

L’emicrania può incidere sulla vita scolastica di bambini e adolescenti, tra attenzione, apprendimento e assenze. In Italia la prevalenza è stimata al 5% tra i bambini di 10 anni, mentre una metanalisi internazionale del 2023 indica una quota superiore al 10% tra bambini e adolescenti. Con la ripresa delle lezioni, i cambiamenti nei ritmi quotidiani e l’ansia possono favorire gli attacchi in chi è già predisposto.

Scuola, ritmi e difficoltà quotidiane

Il mal di testa di tipo emicranico può manifestarsi intorno ai 7-8 anni e aumentare nell’adolescenza, in particolare tra i 13 e i 18 anni. Massimiliano Valeriani, direttore della Developmental Neurology Unit dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, individua nell’inizio dell’anno scolastico e nel rientro dopo le vacanze di Natale due periodi particolarmente critici.

Stress e ansia possono favorire l’attacco, mentre il dolore può ridurre attenzione e capacità di apprendimento, alimentando a sua volta lo stress. Valeriani richiama anche studi americani nei quali la riduzione del rendimento scolastico può arrivare al 30%. Alle difficoltà in classe si aggiungono le assenze: uno studio pubblicato sul Journal of Child Neurology nell’agosto 2026 riferisce da quattro a cinque giorni all’anno.

Un ulteriore problema, osserva lo specialista, si presenta quando gli insegnanti interpretano il mal di testa come una scusa per evitare compiti, interrogazioni o verifiche. Per il bambino, alla sofferenza si può così aggiungere la frustrazione di non sentirsi compreso.

Come può manifestarsi nei più piccoli

Fra i 4 e i 7 anni i bambini possono descrivere chiaramente il mal di testa, anche se l’attacco può durare meno di dieci minuti. Nei più piccoli l’emicrania può inoltre presentarsi con manifestazioni diverse dal dolore alla testa: coliche gassose del lattante, torcicollo parossistico benigno, vertigini parossistiche benigne, vomito ciclico, dolori addominali ricorrenti, cosiddetti dolori di crescita e cinetosi.

Pc e smartphone non sono indicati come causa degli attacchi. Secondo Valeriani, tuttavia, un uso eccessivo degli schermi può incidere negativamente sulla severità del disturbo nei bambini che soffrono già di emicrania.

Farmaci e segnali da non trascurare

Marina De Tommaso, presidente della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee, sottolinea che per l’età pediatrica mancano sperimentazioni cliniche e direttive chiare su dosi e impiego dei farmaci. Alcuni trattamenti usati negli adulti possono quindi essere prescritti con prudenza off label, cioè fuori dalle indicazioni ufficiali.

La SISC indica come segnali che richiedono un tempestivo approfondimento specialistico un dolore improvviso e molto intenso, con picco in pochi minuti; cefalea notturna o al risveglio; peggioramento per frequenza e intensità nel corso di settimane o mesi; dolore che compare o peggiora con tosse, starnuti, defecazione o sforzo fisico; esordio sotto i tre anni. De Tommaso indica il pediatra come primo riferimento per le cefalee più comuni dell’età pediatrica. Per famiglie e scuola, il nodo concreto resta riconoscere l’impatto degli episodi senza scambiarli automaticamente per disinteresse o rifiuto delle attività scolastiche.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *