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14/10/2026
Silvia Salis racconta per la prima volta il percorso di fecondazione assistita grazie al quale è diventata madre e la scelta, condivisa con il marito Fausto Brizzi, di dare al figlio solo il cognome materno.
Nel libro È già domani, la sindaca di Genova ripercorre i tentativi di avere un bambino, l’attesa della gravidanza e le emozioni vissute. Eugenio è nato nel 2023: il suo nome e il suo cognome racchiudono due scelte diverse, entrambe legate alla storia della famiglia.
Un anno di tentativi prima della fecondazione assistita
Per molto tempo Salis aveva pensato che la maternità sarebbe arrivata naturalmente, al momento giusto. Lei e Brizzi hanno poi provato per un anno ad avere un bambino. Le analisi di entrambi erano in ordine, racconta, ma la gravidanza non arrivava.
Quell’esperienza le ha fatto prendere coscienza del fatto che i tempi del corpo non coincidono necessariamente con quelli immaginati e che il percorso verso la maternità non è sempre lineare.
La coppia ha quindi intrapreso la fecondazione assistita.
Salis la descrive come una possibilità offerta dalla medicina, ma anche come un’esperienza emotivamente complessa: le visite e i tentativi la mettevano di fronte alla propria vulnerabilità. Nel libro ricorda le settimane di attesa, scandite da esami e telefonate, prima della gioia per la gravidanza. È il racconto di ciò che ha vissuto lei, con le difficoltà e le emozioni che hanno accompagnato la nascita di Eugenio.
Perché Eugenio porta solo il cognome materno
Per il figlio nato nel 2023, Salis e Brizzi hanno scelto solo il cognome della madre, facendo riferimento alla sentenza della Corte costituzionale del 2022.
La sindaca spiega che volevano dare un esempio: un piccolo segnale che, nelle loro intenzioni, potesse contribuire a un cambiamento sociale. La decisione è stata condivisa da entrambi i genitori.
Salis chiarisce che attribuire a Eugenio il suo cognome non significa negare il ruolo del padre. Brizzi, regista, è il padre del bambino; per la coppia, la scelta intende invece rendere visibile il cognome materno e riconoscere maternità e paternità come responsabilità appartenenti allo stesso orizzonte. È questo il significato che Salis affida al gesto, accanto alla storia personale del loro percorso per diventare genitori.
Il nome di Eugenio e il ricordo del nonno
Se il cognome è quello di Salis, Eugenio porta il nome del nonno materno, il padre della sindaca. Il nonno ha conosciuto il nipote e ha potuto trascorrere con lui quasi un anno e mezzo prima di morire. Salis ricorda i pomeriggi in cui i due dormivano abbracciati e il modo in cui ha raccontato al bambino la sua assenza: il nonno, che era marinaio, era tornato nel mare che amava.
Oggi, scrive Salis, Eugenio è un nuovo centro della sua vita. Quando pensa al futuro, immagina il figlio che dorme nella stanza accanto e il giorno in cui le chiederà conto del mondo che gli è stato lasciato.
Una mano in più, dalla gravidanza alla crescita del tuo bambino.




