Gabriella, mamma single costretta a volare in Spagna per accedere alla PMA

Gabriella Poppiti ha trasferito in Spagna gli ovociti congelati in Italia per accedere alla PMA. Dopo sei transfer senza successo, nel gennaio 2026 è nato Matteo. La sua storia accompagna la proposta della campagna “PMA per tutte”.

Uso dell’AI: per la stesura o l’aggiornamento di questo articolo sono stati utilizzati strumenti di intelligenza artificiale. La redazione rivede il testo prima della pubblicazione e può correggere anche eventuali inesattezze.

09/10/2026

Gabriella Poppiti aveva congelato i propri ovociti in Italia.

Quando ha deciso di diventare madre da single, però, non ha potuto utilizzarli qui per accedere alla procreazione medicalmente assistita (PMA).

Li ha trasferiti in Spagna e ha iniziato un percorso che, secondo il suo racconto, ha richiesto 25 voli e oltre 30mila euro. Nel gennaio 2026 è nato suo figlio Matteo.

Dagli ovociti congelati in Italia ai viaggi in Spagna

Gabriella, napoletana, aveva 37 anni quando ha scelto di congelare gli ovociti per conservare una possibilità di maternità futura. In seguito ha deciso di avere un figlio anche senza un compagno, ma si è scontrata con i requisiti della legge 40 del 2004: l’accesso alla PMA in Italia è riservato alle coppie maggiorenni di sesso diverso, sposate o conviventi. Le donne single e le coppie formate da due donne ne restano escluse.

Per iniziare il trattamento, Gabriella ha trasferito gli ovociti in una clinica spagnola. Ha dovuto così organizzare ripetuti spostamenti tra Napoli e la Spagna, sostenendo spese che, racconta, hanno superato i 30mila euro. «Mi sono sentita un’esiliata», ha detto descrivendo cosa abbia significato dover andare all’estero per accedere alla PMA.

Neppure i viaggi erano sempre programmabili con largo anticipo. Gabriella ha spiegato che i tempi del trattamento dipendevano dalla risposta del suo corpo e che talvolta veniva avvisata di dover raggiungere la clinica pochi giorni dopo.

All’impegno economico si aggiungevano quindi le partenze da organizzare rapidamente e l’incertezza legata a ciascun tentativo.

Sei transfer senza successo, poi la nascita di Matteo

Secondo il racconto di Gabriella, sei trasferimenti di embrione non hanno portato alla gravidanza. È stato il settimo a riuscire: Matteo è nato nel gennaio 2026. Nel complesso, la donna riferisce di aver preso 25 aerei nel corso del percorso per diventare madre.

Gabriella ha parlato anche della fatica di affrontare da sola le attese, lo scoraggiamento e la paura di un altro tentativo senza successo. Al figlio intende raccontare come è nato, gradualmente e con parole adatte alla sua età: vuole che conosca la propria storia e sappia quanto è stato desiderato.

Ha condiviso la sua testimonianza il 7 ottobre a Foqus, a Napoli, durante l’incontro “Madri per scelta (con la PMA all’estero)”. L’appuntamento si è svolto prima del XXIII Congresso dell’Associazione Luca Coscioni. Gabriella ha scelto di parlare pubblicamente anche per richiamare l’attenzione sulle difficoltà incontrate dalle donne che, come lei, non rientrano nei requisiti previsti in Italia.

La proposta della campagna “PMA per tutte”

Gabriella sostiene “PMA per tutte”, la campagna dell’Associazione Luca Coscioni a favore di una proposta di legge di iniziativa popolare. L’obiettivo è estendere l’accesso alla procreazione medicalmente assistita alle donne single e alle coppie di donne. La modifica richiesta non è stata approvata: per presentare la proposta in Parlamento occorrono 50mila firme.

Gabriella auspica che la politica affronti la questione, perché altre donne non debbano compiere lo stesso percorso all’estero. La sua esperienza mostra il nodo che la proposta vuole affrontare: ha potuto congelare gli ovociti in Italia, ma, essendo single, non ha potuto utilizzarli qui per accedere alla PMA.

Uso dell’AI: per la stesura o l’aggiornamento di questo articolo sono stati utilizzati strumenti di intelligenza artificiale. La redazione rivede il testo prima della pubblicazione e può correggere anche eventuali inesattezze.

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