Crescere un figlio costa tra 170mila e 320mila euro secondo le associazioni: Assegno unico rivalutato nel 2026

Le associazioni dei consumatori stimano costi tra 170mila e 320mila euro fino ai 18 anni. Nel 2026 l’Assegno unico è stato rivalutato dell’1,4%.

30/09/2026

Crescere un figlio in Italia comporta spese che variano in base al reddito familiare e al territorio. Secondo le stime delle associazioni dei consumatori, tra cui Federconsumatori, il costo complessivo dalla nascita ai 18 anni è compreso tra 170mila e 320mila euro. Tra le misure di sostegno alle famiglie c’è l’Assegno unico, i cui importi sono stati rivalutati nel 2026.

Quanto incidono le spese per un figlio

La forbice tra 170mila e 320mila euro riguarda l’intero periodo fino alla maggiore età: non è una cifra uguale per tutte le famiglie né una spesa concentrata in un solo momento. Il totale può cambiare sensibilmente secondo la situazione economica familiare e il luogo in cui si vive.

L’Assegno unico e universale contribuisce al sostegno economico, ma non copre automaticamente tutti i costi della crescita. L’importo dipende dall’ISEE, l’indicatore della situazione economica equivalente, dall’età e dal numero dei figli e da eventuali condizioni di disabilità. Il beneficio riguarda i figli minorenni, i maggiorenni fino a 21 anni in presenza di specifiche condizioni e i figli con disabilità a carico senza limiti di età. Per i nuovi nati decorre dal settimo mese di gravidanza.

Assegno unico 2026: rivalutazione e domanda

Per il 2026 l’INPS ha rivalutato dell’1,4% gli importi e le soglie ISEE in base all’inflazione. Per i residenti in Italia con una domanda già in stato “accolta”, la prestazione prosegue d’ufficio, salvo che la richiesta precedente sia decaduta, revocata o respinta. Per i lavoratori non residenti in Italia, invece, la domanda riguarda ciascun periodo di lavoro nel Paese e deve essere rinnovata annualmente dal 1° marzo.

Gli importi aggiornati si applicano dalla mensilità di febbraio 2026; gli adeguamenti relativi a gennaio sono pagati da marzo. Per gennaio e febbraio si considera l’ISEE valido al 31 dicembre 2025, mentre il nuovo ISEE per le prestazioni familiari è utilizzato per calcolare l’Assegno da marzo.

ISEE da marzo 2026 e scadenza per gli arretrati

Senza un ISEE valido da marzo 2026, l’Assegno viene corrisposto negli importi minimi. La presentazione della Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) entro il 30 giugno 2026 dava diritto agli arretrati da marzo: quel termine è trascorso. L’attestazione ISEE può essere ottenuta anche in modalità precompilata tramite il Portale unico ISEE dell’INPS o l’app INPS Mobile.

Per le famiglie residenti con domanda accolta, dunque, la continuità dell’erogazione non equivale all’aggiornamento dell’ISEE: sono due aspetti distinti, e senza un ISEE valido l’importo resta quello minimo.

Riferimenti autorevoli

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