Parto: “Di cosa avrò bisogno quando nascerai”

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parto di cosa avrò bisogno quando nascerai

La data presunta del parto è stata superata: siamo a 40 settimane più due giorni e io sono qui ad attenderti, come una fidanzata impaziente e incapace di dare una valida giustificazione al tuo ritardo. L’unica risposta plausibile è che per il momento stai ancora bene dove sei e che, evidentemente, il mio grembo è per te una casa sicura e accogliente, più di qualsiasi altro luogo sulla terra.

Ma i sentimenti che animano il mio stomaco adesso sono ben diversi, più scomposti e veloci rispetto a qualche settimana fa: mi sento avvolta da uno strano frastuono anestetizzante,  i pensieri e i dubbi si cumulano in maniera caotica nella testa e fare ordine è una vera e propria impresa che, al momento, non desidero affatto compiere.

La luna nuova e i numeri primi

Secondo la titolare dell’erboristeria la mia pancia è ancora “alta”, ma non esclude che tu possa nascere sabato prossimo, perché 2 giorni dopo ci sarà la luna nuova. Anche l’amica Luana, ballerina e matematica (perfetto mix tra razionalità ed estro artistico, tra bellezza e ordine) sostiene che nascerai il medesimo giorno, per un certo calcolo coi numeri primi che francamente non ho capito e per il quale non ho chiesto ulteriori spiegazioni. Voglio fidarmi: il prossimo sarà il nostro primo fine settimana insieme.

Un compromesso tra la vita passata e quella futura

A breve sarai qui a inondarmi di quell’amore puro e incondizionato che oggi non saprei neppure immaginare. Ma l’angoscia sale e si mescola con un indistinto sentimento di paura: il momento del parto (che non arriva, ma che all’improvviso arriverà), il senso di inadeguatezza, la ricerca di un nuovo equilibrio, quella nostra nuova vita che dovrà inevitabilmente incontrarsi con la mia precedente e giungere con essa a un compromesso per ricomporsi poi in una nuova e originale esistenza. E poi dovremo imparare a conoscerci, tu con le tue esigenze e io con le mie. Tu con la tua fragilità e il tuo bisogno di dipendere da me e io con il mio non facile passaggio da figlia a madre, da ragazza (perché credimi ancora mi sento tale!) a donna.

Saprò accoglierti, credimi, ma tu cerca di capirmi. Ho la fortuna di avere un lavoro che amo e che mi gratifica, ma che non mi consente di poter contare sulle sicurezze e i privilegi che ha un dipendente a tempo indeterminato. Ma non posso mollare proprio adesso che comincio a ingranare, anche se ci sei tu. Il grande vantaggio è che potremo stare sempre assieme, perché la mia, pur essendo una libera professione priva di certezze (ma in fondo chi ne ha a questo mondo?) mi consente di lavorare da casa e, dunque, non sentiremo mai la mancanza l’una dell’altro. Quando tu dormirai io ti veglierò tra il click di un mouse e il battere delle dita sulla tastiera del pc: ti abituerai a questi rumori e sono certa che per te diventeranno una dolcissima e conciliante ninnananna.

Cosa dice la mia amica Oriana sui consigli non richiesti

Ci conosciamo dai tempi del liceo e sin da allora l’amica Oriana è stata una fonte inesauribile di saggezza e buon senso (una sorta di Padron ‘Ntoni dei tempi nostri in versione femminile): un po’ diffidente e indolente come me, ma con le idee ben chiare e un invidiabile carattere adamantino. Prima ancora che tu piombassi nel mio ventre mi ripeteva che da madre non avrebbe mai elargito consigli gratuiti alle future mamme, ma che si sarebbe limitata a mettere a disposizione la propria esperienza e le proprie conoscenze esclusivamente in caso di domande esplicite. Insomma l’amica che tutte le donne dovrebbero avere per evitare nervosismi inutili e quella profonda sensazione di fastidio di fronte agli insopportabili e odiatissimi consigli non richiesti.

Ogni vita, ogni donna e ogni bebè sono a sé stanti, non esistono regole universali, né l’esperienza altrui (tra l’altro malamente filtrata dal desiderio di apparire genitrici perfette) potrà mai rivelarsi utile.

Tra la moltitudine di dubbi, insomma, una sola cosa è certa: chiuderemo la porta in faccia ai consigli non richiesti e alle affermazioni inopportune, intoneremo ogni giorno, io e te, un nuovo canto, ridendo o piangendo, ma sempre nella consapevolezza che solo tu potrai insegnarmi quello che non so, facendomi diventare pian piano la tua mamma.

Saprò accoglierti, credimi, ma tu cerca di capirmi

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