E’ necessario sapere già leggere all’asilo?

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leggere prima dell'asilo

E’ davvero necessario saper già leggere all’asilo?

Gli standard educativi e pedagogici si aggiornano di continuo, le competenze richieste si innalzano, e i bambini si ritrovano a crescere in un batter d’occhio. In un prossimo futuro si potrebbe richiedere ai bambini di imparare a leggere già all’asilo. 

Anticipare i tempi di lettura? Ci sono cose peggiori

Ma è davvero utile anticipare i tempi? Probabilmente no! In effetti, a bene pensarci ci sono cose peggiori del non imparare a leggere all’asilo. Eccone almeno due!

1. Togliere tempo al gioco creativo e alla fisicità. Più che imparare a mettere in sequenza lettere e sillabe, all’ultimo anno della scuola dell’infanzia è meglio stimolare il gioco, soprattutto nel suo aspetto più creativo e libero e l’attività fisica e motoria. Scavare, costruire, sperimentare con i propri sensi, muoversi, condividere e scambiarsi idee…tutto questo permette di conoscere il mondo in maniera naturale, divertente ed efficace. Sta alla bravura delle insegnanti e delle educatrici riuscire a trasmettere loro piccole nozioni in maniera non invasiva, senza forzature ed imposizioni.

2. Inculcare nei bambini un inutile senso di frustrazione. Se ai bambini vengono proposti obiettivi troppo alti da raggiungere, potrebbero provare un senso di frustrazione e fallimento se si accorgono di non essere all’altezza. E a cinque/sei anni non è proprio il caso!

Quindi, diamo tempo al tempo. Ci sono tantissime testimonianze (la maggior parte) di bambini ormai cresciuti e laureati con il massimo dei voti che hanno imparato a leggere e ascrivere in prima elementare, giocando, riempiendosi di terra e sbucciandosi le ginocchia finché hanno potuto! Piuttosto, come genitori, leggiamo insieme libri, magari anche all’aria aperta, per trasmetter loro l’importanza della cultura.

E voi che ne pensate? A che età hanno imparato a leggere i vostri bambini?

Categorie dell'articolo:
Educazione/psicologia

Commenti

  • Due milioni di mi piace.

    Alessandra Paola Carbone Alessandra Paola Carbone 24 giugno 2016 11:04 Rispondi
  • A me sembra che certi genitori corrano un po’ troppo.La fretta di togliergli il pannolino(già nella culla…),se a due anni non parlano chiamano i pediatri perché han paura che non parleran mai…ma stiamo scherzando?Ma lasciarli vivere e seguire le loro tappe in maniera naturale no????

    Tiziana Donzelli Tiziana Donzelli 24 giugno 2016 11:12 Rispondi
  • Ora c e la generazione del pannolino tolto a 40 giorni ma allattati fino a 6 anni…al nido devon gia parlare bene leggere e maangiare da soli…li stiamo bombardando impedendo loro di vivere le loro tappe si crescita senza forzature…vohliamo dei piccoli adulti ma dovremmo solo rispettarli,rispettare il loro status di bambini senza competizione..rilassiamoci e rispettiamoli..vivremo meglio anche noi…

    Micòl Maria Sole Colombera Micòl Maria Sole Colombera 24 giugno 2016 12:09 Rispondi
    • Cara Micòl, hai riassunto davvero bene i nostri timori… Non sarà un po’ troppo, su due spalline così piccine?

      maternita.it maternita.it 24 giugno 2016 12:18 Rispondi
  • É necessario che i bambini, e più in generale gli uomini, vivano le tappe della propria esistenza in modo naturale e spontaneo per evitare di diventare individui nevrotici un domani. Io le ansie da prestazione di molti genitori non solo non le comprendo, ma le derido. Sono dannose e dimostrano tutta la fragilità di molto adulti irrisolti che nei figli cercano un riscatto personale.

    Alessandra Paola Carbone Alessandra Paola Carbone 24 giugno 2016 12:27 Rispondi
  • Tiziana Donzelli , Alessandra Paola Carbone sono daccordo con voi e con il post oresenti bisogna lasciare che i bimbi vivano le loro naturali tappe evolutive ma questo non deve far cullare i genitori se hanno il sentore di un ritardo rispetto ai coetanei. spesso alcune patologie ci si accorge troppo tardi.un bimbo che a due anni non dice mamma o papà bisogna un momentino fermarsi e fare almeno un screening. controllare se l udito è buono con esame ABR. purtroppo io che ho frequentato i reparti audiologici e neurologici i genitori si accorgono di problemi neurologici anche se lievi se ci sono ci sono o uditivi quando è troppo tardi per un recupero totale e veloce. allora io dico rispettiamo le tappe evolutive ma difronte a un ritardo ripsetto ai coetanei in maniera tranquilla senza ansia fare gli accertamenti del caso. In Italia non esiste un percorso di scrrening e i pediatri di base onestamente non commento sembrano quasi la totalita essersi laureati all’universita Chicchiricchi…pertanto i genitori devrebbero essere edotti dovrebbero ricevere man mano che il bimbo cresce un supporto su cosa sia naturale che il bimbo acquisisca e impari e su cosa invece è assurdo… vi lascio una buona giornata

    MenaeSaverio Derosasica MenaeSaverio Derosasica 24 giugno 2016 12:40 Rispondi

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