Italia, troppi ospedali sotto la soglia di sicurezza

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Secondo i dati raccolti dal Programma Nazionale Esiti 2015 stilato da Age.na.s – Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, per il Ministero della Salute, nel 2014, ben 123 strutture ospedaliere (circa il 24% del totale) non superava la soglia dei 500 parti all’anno.

Ospedali in Italia: perché il numero di parti è importante per la sicurezza

E’ stata stabilita una soglia minima di 500 parti all’anno per struttura, perché maggiore è il numero di parti che avvengono in un punto nascita, maggiore è la sua capacità di affrontare situazioni di emergenza

Il numero dei parti che l’ospedale gestisce in un anno non sono l’unico fattore che vine preso in considerazione per definire se un punto nascita sia o no in grado di rispettare determinati standard.

 Per affrontare le emergenze, un punto nascita deve garantire la presenza costante (cioè  24 h su 24) di un ginecologo, di un  neonatologo, di un ostetrica e di un anestesista. 

I punti nascita più piccoli che, pur non raggiungendo i 500 parti all’anno, garantiscono questi servizi essenziali, hanno quindi la possibilità di continuare ad operare e non rischiano di essere chiusi od accorpati a realtà più grandi, specialmente se si trovano in zone più disagiate. 

 Ospedali e sicurezza in Italia: troppi interventi di parto cesareo

Un altro punto dolente emerso da quest’analisi è quello dei parti cesarei: negli ospedali italiani si ricorre troppo frequentemente al parto cesareo, tanto che l’Italia risulta al primo posto tra i Paesi europei i cui ospedali ricorrono al parto cesareo anche quando non ce n’è motivo. 

Malgrado le raccomandazioni dell’Istituto Superiore di Sanità, che ricorda ai medici il fatto che il cesareo sia un intervento, e, per questo, non esente da rischi, negli ospedali si continua a ricorrere al parto cesareo anche in presenza di gravidanze fisiologiche e senza complicazioni. Questo avviene soprattutto al Sud e nelle cliniche private. 

Un fatto positivo è invece l’aumento del numero delle Case per il Parto, strutturate sul modello inglese, situate sia all’interno delle strutture ospedaliere che fuori da esse. Qui le future mamme sono seguite da ostetriche qualificate e possono vivere l’esperienza del parto in una dimensione più rilassata e meno medicalizzata.

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Travaglio e parto

Commenti

  • Solo a me non vogliono farmelo

    Maria Cagnetta Maria Cagnetta 8 novembre 2016 12:23 Rispondi
    • Anna guarda io ho partorito a giugno scorso con cesareo perché il mio bimbo era podalico e sinceramente è stata dura…il post operatorio doloroso . Avessi la possibilità di scegliere lo scarterei.

      K.alinari@virgilio.it' Katia 8 novembre 2016 14:26 Rispondi
  • Lo Sato deve rimediare

    Anna Veroli Anna Veroli 8 novembre 2016 12:41 Rispondi
  • No Maria Cagnetta neanke a me..dopo 3 aborti spontanei 10 anni x rimanere di nuovo incinta a 42 anni e purtroppo in sovrappeso..sn impaurita!!

    Laura Calanchi Laura Calanchi 8 novembre 2016 15:14 Rispondi
  • Io ho avuto il cesareo amiche state serena se state bene xke evitare un parto naturale. Fate un corso preparto e lo rivalutata. Io se avessi potuto avrei fatto naturale xke è più bene al bimbo

    MenaeSaverio Derosasica MenaeSaverio Derosasica 8 novembre 2016 15:32 Rispondi
  • Travagli troppo lunghi…per poi partorire in emergenza con cesareo……

    Abril Amanda Tamburlin Abril Amanda Tamburlin 8 novembre 2016 16:29 Rispondi
  • Se fossero gli uomini a dover partorire non ci sarebbero discussioni sull’utilizzo del parto cesareo…….la vita di mamma e figlio sono entrambe importanti e vanno salvate entrambe alla faccia dei ministri e dei conti….. una mamma viva poi torna al lavoro pagando le tasse ed i contributi per la propria pensione.
    Che razza di confronti facciamo con paesi europei che hanno minor popolazione rispetto alla nostra?

    Elisa Eleonora Andreoni Elisa Eleonora Andreoni 9 novembre 2016 9:18 Rispondi

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