“Interruzioni”: il lato scomodo della maternità

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Interruzioni e maternità scomoda

Maternità: un argomento da sempre politically correct

La maternità è un argomento che tutti trattano sempre nel massimo rispetto del politically correct: gioia, amore, luce, felicità.  Nella maternità non c’è posto per l’infelicità, il dubbio, la depressione, l’odio, l’insofferenza

“Interruzioni”: i temi tabù della maternità

E il libro di Camilla Ghedini, “Interruzioni“, invece, tratta quei temi legati alla maternità che sono considerati tabù, spalancando al lettore un mondo che si vorrebbe lasciare nascosto, come la proverbiale polvere sotto il tappeto.

Tratteggiate con parole che vanno dritte al punto, senza tanti fronzoli e orpelli letterari, l’autrice ci racconta quattro storie che fanno riflettere.

La prima storia è un dialogo, un botta e risposta dal passo veloce tra qualcuno con la mente infarcita di luoghi comuni che domanda all’altra con che diritto scrive di maternità se non è neanche madre, e l’altra che risponde che sa cosa vuol dire essere madre perché la maternità l’ha vissuta attraverso l’essere figlia, e da figlia ha subito l’infelicità, le frustrazioni della madre.

La seconda storia è forse quella che colpisce di più, che parla alla pancia: la storia di una donna che ha ucciso il figlio. Nel racconto lei parla alla giornalista che la sta intervistando con parole sprezzanti, di sfida: la sfida, e ci sfida, a mostrarle tutto il disprezzo che proviamo per lei, che ha ucciso qualcuno di tanto prezioso e continua a vivere, apparentemente felice e senza sensi di colpa.

La terza storia è quella di una figlia che, malata di cancro in fase terminale, racconta alla madre tutta l’infelicità che l’egoismo della genitrice le ha fatto provare: ma è un racconto che avviene solo nella sua mente, perché non vuole caricare la madre di sensi di colpa.

La quarta storia è quella di una donna che ha scelto di prendere una pillola per abortire, per prevenire una gravidanza, ma che non riesce a staccarsi dall’immagine di quella figlia che non nascerà mai, che forse non è mai neanche esistita, e le scrive delle lettere, le racconta di quello che sarebbe stato suo padre, di com’è la sua vita, di quello che sente, che pensa.

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