Igroma cistico fetale a sei mesi: la storia di Francesca

Scritto da
igroma cistico fetale neonati

Francesca è una bellissima bimba, vivace, allegra e sanissima di 6 mesi. Durante l’attesa, la sua mamma avrebbe dovuto sottoporsi ad aborto terapeutico per diagnosi di igroma cistico fetale. Ma ha deciso, con tanta forza e speranza, di portare a termine la gravidanza. Giovanna ci ha raccontato la sua esperienza, affinché altre donne nella sua stessa situazione, trovino un confronto e un conforto e sappiano che è possibile dare alla luce un bimbo sano, anche quando le indicazioni dei medici dicono il contrario.

Igroma cistico fetale, di cosa si tratta?

L’igroma cistico consiste in un aumento di liquido linfatico all’interno di una ciste che si forma dietro al collo del feto, ed è ricollegabile ad anomalie genetiche e cardiache, idrope fetale, malformazioni e polidramnos. Le cause non sono note e spesso la gravidanza si interrompe spontaneamente entro la 24 settimana di gravidanza. 

L’esperienza di Giovanna attraverso l’igroma cistico fetale

“Il 14 Gennaio del 2016 avevo scoperto di essere per la terza volta in dolce attesa. Una gravidanza voluta e desiderata, io e mio marito non vedevamo l’ora di conoscere la nostra terza creatura ed eravamo felicissimi per questa notizia. Alla decima settimana feci la prima ecografia, il cuoricino batteva, era tutto ok e anche il ginecologo era tranquillo. La gravidanza procedeva alla grande senza particolari problemi fin quando alla 14 settimana mi sono dovuta sottoporre a villocentesi, per via dell’età.

Durante il prelievo dei villi coriali, sotto controllo ecografico, il tecnico notò qualcosa di anomalo. Avevano evidenziato un igroma cistico e la plica nucale risultava ispessita di ben 7.3 mm. In quel momento fui travolta dal panico e mi sentii crollare il mondo addosso. A quel punto si doveva aspettare l’esito del prelievo che sarebbe arrivato nel giro di una settimana e ogni squillo del telefono mi riempiva di terrore.

Cercavo di informarmi cercando notizie in internet e trovato soltanto prognosi infauste che non davano speranza. Intanto, finalmente, dopo qualche giorno arrivò la fatidica chiamata: la bimba non risultava affetta da nessuna sindrome ma era necessario fare un attento studio per escludere malformazioni cardiache fetali. Mi sentii un po’ sollevata ma la pace durò poco. Infatti alla 16a settimana, durante l’ecografia di controllo, l’igroma si era trasformato in idrope fetale. Questo non lasciava nessuna speranza, ma fatto stranissimo, la bimba si muoveva normalmente e tanto. Anche il ginecologo ci diede poche speranze, informandoci del fatto che generalmente l’igroma cistico si riassorbe entro il terzo mese, cosa che di fatto non era avvenuta. La sua presenza comportava gravi problematiche a carico del feto, a livello cognitivo, che sarebbe potuto nascere sordo, muto, cieco, costretto tutto la vita ad una sedia a rotelle.

Per avere un quadro più definito, fummo inviati dal genetista, che ci fece fare l’esame del cariotipo molecolare Array-CGH, esame che consente la valutazione di svariate anomalie cromosomiche.

Il quadro che si prospettava ci portava a pensare che la scelta migliore sarebbe stata seguire il consiglio del ginecologo, interrompere la gravidanza, ma vedere quel corpicino che si muoveva come a volerci dire “io sto bene!”, ci lasciava perplessi e ci spinse a portare a termine la gravidanza. Firmai la liberatoria per assumermi la responsabilità di portare a termine la gravidanza, a dispetto del consiglio degli specialisti che volevano a tutti i costi che interrompessi la gravidanza.

Ogni due settimane mi sottoponevo a ecografia di controllo e alla 18 settimana, miracolosamente, l’idrope era scomparso e l’igroma risultava in riduzione, interessando la zona delle spalle e della nuca. Inutile nascondere la nostra felicità e anche quella del ginecologo che però non si sbilancia e anzi, con il responsabile e la psicologa, cercano comunque di farmi capire che i dati sono poco rilevanti e mandare avanti la gravidanza ha comunque un rischio molto elevato, che la soluzione migliore sarebbe sottopormi ad aborto terapeutico.

Decidiamo di rivolgerci ad altre grandi strutture e cerchiamo altri pareri.

Nel primo ospedale escludono la presenza di malformazioni cardiache, ci consigliano di ritornare nella prima struttura e valutare il rischio sindromico, vista la regressione dell’igroma, nel secondo ospedale dopo una lunga valutazione ecografica, ci consigliano di riconfrontarci con la prima struttura e rivalutare il rischio, poiché a suo parere è eccessivamente elevato. Dopo un confronto con la prima struttura scopriamo che c’era stato un errore nella percentuale stimata, che non era del 30% ma bensì del 3%!!!

La gravidanza ha continuato il suo corso e ho scelto di essere seguita dalla specialista che ci ha aperto gli occhi, che il 13 Settembre scorso ha fatto nascere Francesca con immensa dolcezza. Alla nascita Francesca fu sottoposta a normali controlli di routine mentre non furono necessari altri controlli relativi al problema riscontrato durante la gravidanza, poichè l’igroma si riassorbì alla 32 settimana spontaneamente  probabilmente per ristagno linfatico risolto in autonomia in utero. Sono felice di aver sentito altri pareri e non essermi abbattuta al primo ostacolo, poerchè se avessi ascoltato soltanto il primo parere ora tra le braccia non avrei la mia piccola Francesca.

Condividi il post:
Categorie dell'articolo:
Salute del bambino

Commenti

  • Tu sei una mamma meravigliosa e lo posso dire a gran voce e io vi voglio un bene dell’anima

    Tizyciot@gmail.com' Tiziana 31 marzo 2017 20:30 Rispondi

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *