Ictus fetale: cos’è questa patologia ancora poco conosciuta

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L’ictus fetale, che non molti conoscono, è un tipo di patologia che può andare a colpire il feto a partire dalla 14esima settimana di gestazione.

Il sangue diretto al cervello, subisce un blocco e questo può provocare problemi di differente gravità, da una mancanza di ossigeno ad un’emorragia interna.  Tra le cause conosciute più comuni, ci sono malattie che possono colpire la donna, oppure i traumi a cui può andare incontro un bambino al momento della nascita.

Nel secondo caso, si tratta di problemi che insorgono al momento del travaglio: contusioni, pressione eccessiva esercitata sul piccolo, un periodo troppo lungo in cui, durante il travaglio, viene forzato contro il bacino della madre. Il trauma che sopravviene, può far formare i coaguli di sangue e causare l’ictus.

Ma il problema può essere causato anche da malattie che vanno a colpire la madre nel corso della gravidanza. Tra di esse possiamo ricordare la Preeclampsia, che va a ridurre il flusso sanguigno verso la placenta, la rottura troppo prematura delle acque rispetto all’inizio del travaglio, la Corioamnite, che va a infiammare le membrane fetali, il diabete gestazionale che causa un passaggio più difficoltoso di liquidi tra madre e figlio. Altri fattori di rischio possono essere il distacco della placenta, l’emorragia feto-materna, la trombosi della placenta.

Non sempre è evidente, sin dalla nascita, che il bambino ha subito un ictus fetale, ma ci sono segnali che devono mettere una pulce nell’orecchio: se fa fatica a mangiare, se preferisce da subito una manina rispetto all’altra, se ci sono ritardi nello sviluppo e se inizia a soffrire di crisi epilettiche, potrebbe trattarsi proprio di questo problema.

Come scoprire allora se c’è stato un ictus fetale? Attraverso gli esami del sangue,  la risonanza magnetica, l’angiografia, la venografia, la Tac, l’ecografia.

Esistono terapie di recupero, una volta appurato il fatto: terapie che variano in base alla gravità dei problemi e al momento della diagnosi. Infatti c’è l’ipotermia terapeutica da collegare alla somministrazione di medicine, se la diagnosi è immediata, ma se i sintomi si manifestano mesi e anni dopo, l’importante resta la riabilitazione, da fare in maniera precisa e puntuale, per tutto il tempo necessario.

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